Marco Bellinazzo / Le nuove guerre del calcio

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Per una volta prendiamo il calcio, il football insomma, e togliamo il pallone: perché “Le nuove guerre del calcio”, il libro edito da Feltrinelli e scritto dal giornalista de ‘Il Sole 24 ore’ Marco Bellinazzo è un racconto appassionato e documentato di cosa è oggi questo mondo che ondeggia tra mercato e oligopolio, fondi d’investimento e governi autocratici, corporation finanziarie e giganti del web che vogliono conquistare la vetta di questo monte pieno di soldi (a volte finti). E così la Football Industry, come scrive l’autore in questo articolo per Primaonline, perde appeal, soprattutto tra le nuove generazioni digitali.

“Il calcio e lo sport di alto livello sono da sempre il “pretesto” per combattere guerre ideologiche e politiche attraverso lo strumento della propaganda e talvolta veri e propri conflitti armati, come ha raccontato Ryszard Kapuściński ne “La prima guerra del football” a proposito dei cruenti scontri tra El Salvador e Honduras del 1969. Dagli anni Duemila, tuttavia, il calcio è diventato il “contesto” in cui queste contese si dipanano. Mai come negli ultimi cinque anni, lo sport di massa, infatti, è stato terreno di conquista di governi autocratici, fondi di investimento, corporation finanziarie, broadcaster e giganti del web che si contendono il predominio su un settore che è all’avanguardia dell’industria dell’entertainment e al tempo stesso un laboratorio sociale.

In questo senso, il mercato del calcio e dello sport di massa, come tutti i mercati, tende all’oligopolio. Ma l’evoluzione per cui i club più blasonati e ricchi affermano la propria egemonia eliminando i più deboli crea un cortocircuito nello sport, data la necessità di avere avversari credibili per salvaguardare l’equilibrio competitivo e di preservare il sogno che Davide possa (magari non sempre ma neppure mai) sconfiggere Golia. Un sogno che costituisce la base della passione collettiva per lo sport fin dai tempi dell’Antica Grecia.

D’altro canto, specie dopo la pandemia di Covid-19 e la prima grande recessione del calcio, questa deriva oligopolistica viene spinta, oltre che dai fondi di investimento americani, dagli Stati autocratici e dai loro fondi sovrani, dalla Cina alle monarchie del Golfo, che emulando la strategia di sportwashing imposta dalla Russia di Putin fin dal 2003 con l’acquisto del Chelsea da parte di Roman Abramovich.

Il calcio è così diventato una delle frontiere più “calde” nella contesa tra democrazie e regimi dittatoriali. Una contesa di cui si ha scarsa percezione in Occidente. Mentre il calcio e lo sport di massa rischiano di essere stritolati in questi ingranaggi e di essere appiattiti a mere forme di intrattenimento, perdendo appeal specie per le giovani generazioni digitali, i tifosi stanno però iniziando a mostrare segni di insofferenza.

Le proteste contro l’elitaria Superlega, nella primavera del 2021, sono solo l’esempio più eclatante di questa resistenza culturale, espressione di un sentimento collettivo che si traduce nella richiesta di un maggiore coinvolgimento nelle decisioni che riguardano la vita dei club, in difesa dei valori di identità e di appartenenza, anche territoriale.

“Le nuove guerre del calcio” (Feltrinelli, novembre 2022) nasce con l’ambizione di raccontare, per gli addetti ai lavori e tutti coloro che amano lo sport, le traiettorie di sviluppo della Football Industry, “unendo i puntini” di fenomeni apparentemente lontani, nonché di svelare i pericoli insiti in questa lotta per salvare (rinnovandola) la democrazia calcistica”. (Marco Bellinazzo)