Elly Schlein e Stefano Bonaccini (Foto Ansa)

L’aria che tira sui giornali. Il “quo vadis” della sinistra anti Meloni

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Nessuno è riuscito ancora a spiegare cosa vi potrà essere nel nuovo contenitore del partito

E’ iniziata nel Pd  la  caccia alla  leadership che dovrebbe sfiancare, magari non subito, ma almeno nella prossima primavera, la corsa di una destra uscita dominante dalle elezioni. E i giornali non possono non darle corda anche se, nei titoli, come nei commenti, faticano ad individuare quale potrà essere la “nuova” identità della sinistra capace, prima o poi, di ribaltare il tavolo e di cambiare “dalla A alla Zeta” il partito, titola il Corriere della Sera riportando stralci delle interviste del tandem Nardella-Bonaccini. O comunque di arrivare a quel vero e proprio “azzeramento” su cui si incardina il programma di Elly Schlein.

Ed è  per ora è un bel rebus perché nessuno dei tre candidati è riuscito ancora a spiegare cosa vi potrà essere nel nuovo contenitore del partito. E difatti, scrive Lucia Annunziata su La Stampa di domenica, nel Pd “c’è ancora la sindrome di un Renzi” di cui la coppia Nardella-Bonaccini non è ancora riuscita a liberarsi e forse nemmeno l’altra candidata la cui onda, scrive La Stampa, è una storia nuova a cui, pur “animata da  sincera passione”, manca il come  decifrare i nuovi principi “e il con chi”. E così pare che per il momento possa avere ancora buon gioco il Giornale del cavaliere che parlando di “facce nuove di vecchi comunisti” scrive di una Elly che “cavalca l’anima più a sinistra antiliberista e ultra ecologista” che vi possa essere.

Come non avendo da parte dei tre candidati alla segreteria un piano chiaro su cosa si potrà mettere di veramente nuovo “dentro” il Pd – sempre che il marchio di fabbrica resti lo stesso – ecco che elettori e iscritti non sanno ancora che pesci prendere.
“Perché, scrive il Fatto Quotidiano, non basta che la Schlein dica “basta inciuci e meno Renzi” per capire da che parte si va e per fare cosa. E quindi chiaro che i candidati, nei due mesi che ancora li separa dal congresso, dovranno lavorare giorno e notte per rispondere al “quo vadis” di quella che dovrà essere o non essere la sinistra di domani: azzerare tutto o rimpolpare il vecchio con qualche spruzzo di idee nuove? “Girerò cento sezioni per sapere e capire” annuncia Bonaccini il presidente della regione Emilia Romagna che rappresenta l’usato sicuro, mai perse le elezioni, del partito. Oppure, sottolinea il quotidiano debenettiano Domani, dare corda a chi, come Schlein,  “anti correnti”,  vuole dare una nuova anima al partito?”.

Ma per ora l’aria che tira vagola nell’incertezza, perché non è facile, così su due piedi, creare una linea politica veramente antagonista nei confronti di una Meloni che pare padrona del campo. Sempre che, con l’impennata dell’inflazione e il probabile aumento del costo della vita non siano milioni di salariati  e di pensionati  a  caricare la sinistra di nuovi contenuti. Per una “cultura di governo” che la sinistra dormiente non ha ancora saputo produrre e cavalcare. E non basteranno le interminabili e spesso confuse chiacchierate di leader e di fans in tv  a rimediare al “vuoto” di programma che ancora contraddistingue il programma dell’opposizione. Ci vuol altro. Non bastano più le ministre e gli intingoli  tirati fuori dal vecchio frigo. Certo la Schlein che gioca contro la Giorgia la partita della vita potrebbe essere nelle prossime settimane la novità della novità. Ma basterà a smuovere le acque e a risvegliare dai dolci sonni gli elettori di sinistra che non vanno più a votare?