Mark Zuckerberg (foto LaPresse)

Meta: via le news in America in caso di legge sul pagamento dei contenuti

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Via le news da Facebook se il Congresso Americano dovesse approvare una legge che permetta agli editori di trattare collettivamente con le big tech per ottenere pagamenti per i contenuti.
A scatenare la reazione di Meta, spiega Reuters, le ipotesi sull’inserimento del Journalism Competition and Preservation Act – disegno di legge bipartisan che vuole tutelare i media proprio contro lo strapotere delle big tech – a un provvedimento annuale sulla difesa come modo per aiutare l’industria dell’informazione locale in difficoltà.

Meta: condivisioni un vantaggio per gli editori

Tramite il portavoce Andy Stone, Meta ha fatto sapere che, nel caso di effettiva applicazione, sarebbe costretta a prendere in considerazione la rimozione delle notizie piuttosto che sottoporsi a negoziati “imposti dal governo”. Negoziati che, secondo la holding social, “ignorano ingiustamente qualsiasi valore che forniamo alle agenzie di stampa attraverso l’aumento del traffico e degli abbonamenti”.
Editori ed emittenti, contrattacca, pubblicano contenuti su Fabcebook perché “avvantaggia i loro profitti, non il contrario”.

Giudizi non concordi

Andando oltre alla posizione di Meta, le opinioni sul provvedimento non sono concordi.
Da una parte l’intervento ha tutto il sostegno della News Media Alliance, associazione che rappresenta gli editori nel paese, che più volte ha sollecitato prese di posizione da parte della politica sul tema.
Dall’altra, gruppi come l’American Civil Liberties Union o la Computer & Communications Industry Association – che tra i suoi membri annovera anche diverse big tech – sostengono che la norma creerebbe una “esenzione antitrust sconsiderata” per i media.

Il precedente australiano

Come più volte abbiamo raccontato, in Australia una legge simile è in vigore dal 2021. E, dopo una fase in cui le news sono state oscurate sulle bacheche social, il sistema sembra cominciare a dare i suoi frutti.
Secondo un rapporto del governo, da quando il News Media Bargaining Code è entrato in vigore, diverse aziende tech hanno firmato più di 30 accordi con i media, per pagarne i contenuti.