E’ urgente un nuovo Ddl per salvaguardare la vita dei ciclisti

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I ciclisti e la loro vita non interessano alla Politica . Nella Legge di Bilancio 2023 sono spariti i 94 milioni di euro – 47 per il 2023 e altri 47 per il 2024 – per ciclabili urbane originariamente previsti nell’art. 1 comma 7 della legge di bilancio 160/2019. Nella nota integrativa alla nuova Legge del Ministero delle Infrastrutture questi stanziamenti non compaiono più

La morte di Davide Rebellin rientra in un bilancio ben più allarmante delle 103 vittime registrate nel rapporto Aci-Istat sui primi 8 mesi del 2022. Il dato si riferisce infatti ai decessi accertati entro le 15 ore dall’incidente. I ciclisti che hanno perso la vita su strada sono dunque molti di più. Nel 2021 sono morti in 220, dei quali 13 su bici elettrica. I numeri – pubblicati da Istat nel luglio 2022 – comprendono in questo caso tutti i decessi causati da incidenti stradali. Tra le diverse casistiche, quelle più preoccupanti in termini di prevenzione sono però gli incidenti avvenuti in fase di sorpasso da parte di altri veicoli. Come accaduto a Rebellin.

La scomparsa dell’ex campione di ciclismo, travolto da un tir il 30 novembre, ha scosso le coscienze di associazioni e partiti che una legislatura dopo l’altra non hanno mai smesso di lottare contro l’inadeguatezza del codice della strada. La normativa vigente non prevede infatti una distanza di sicurezza specifica da imporre ai veicoli durante la manovra di sorpasso. Una distanza che il fondatore dell’associazione Io Rispetto il Ciclista Marco Cavorso definisce uno “spazio vitale”.

Cosa (non) prevede il Codice della Strada

La norma di comportamento prevista dall’art. 148 comma 9-bis Cds, raccomanda al conducente di autoveicolo che effettui il sorpasso sul velocipede, a valutare che sussistano le condizioni affinché possa compiere la manovra in sicurezza. Una previsione che in molti vorrebbero venisse integrata con l’imposizione al conducente di rispettare la distanza di almeno 1,5 metri dal ciclista. “Il testo in vigore è complesso e quasi inapplicabile – ha dichiarato Cavorso a Primaonline – . Il numero di vittime negli ultimi due anni è spaventoso, considerato che gli italiani in bicicletta sono una minoranza. Serve definire una distanza di sicurezza, se a compiere il sorpasso fosse un mezzo pesante, per i ciclisti più piccoli l’effetto risucchio potrebbe essere fatale”. Quanto alle sanzioni, chiunque ignori la norma comportamentale – o la distanza non stabilita – può incorrere nel pagamento di una somma da €167 a €665.

Il Ddl “Salvaiciclisti”

Il primo tentativo di riformare l’art. 148 risale al febbraio 2017, quando l’allora senatore Michelino Davico (Gal) deposita il disegno di legge poi ribattezzato “salvaiciclisti”. La proposta prevede l’introduzione della distanza di sicurezza a 1,5 metri dal ciclista in transito, sull’esempio di Paesi come la Spagna dove la distanza laterale imposta è 2 metri.

Il disegno non termina l’iter parlamentare, e nel 2018 viene ripreso dall’allora componente della Commissione Lavori Pubblici del Senato Riccardo Nencini (Psi), che in aggiunta chiede l’inasprimento delle sanzioni per chi usa dispositivi elettronici alla guida e l’introduzione del seggiolino “antiabbandono” (poi legge n. 117 del 2018). Tuttavia, la Legge di Bilancio 2018 ci passa sopra, e i ciclisti restano senza una specifica distanza di sicurezza.

Un anno dopo, le associazioni si appellano al neo Ministro dei Trasporti Toninelli, che accoglie l’appello delle associazioni e si schiera a favore della campagna #Siamosullastessastrada lanciata da Io Rispetto il Ciclista. Le sorti del progetto di riforma seguono però quelle del governo gialloverde, caduto nel settembre 2019. La palla passa quindi al senatore Marco Perosino (FI), che nel luglio 2020 presenta un nuovo Ddl appoggiato dall’attuale Ministro dell’Università Anna Maria Bernini. Anche questo disegno decade con il passaggio di consegne all’esecutivo Draghi.

A tentare un nuovo affondo per la riforma del Cds è l’ex pallavolista e deputato Mauro Berruto (Pd), che l’8 novembre 2022 – 22 giorni prima la morte di Rebellin – deposita la proposta di legge per introdurre la distanza di 1,5 metri. Nel suo discorso alla camera pronunciato il 5 dicembre, Berruto invita i presenti a firmare una legge “che non ha bandiera, né colore politico, e non costa un euro”. Il deputato ha inoltre preso parte all’iniziativa di Io Rispetto il Cilclista, affiggendo in più comuni italiani cartelli segnalatori che invitano i conducenti a “rispettare il ciclista”.

Nel mentre, le associazioni Clean Cities, Fiab, Greenpeace, Kyoto Club, Legambiente e Cittadini per l’aria denunciano con un comunicato del 2 dicembre il taglio ai fondi per le ciclabili urbane nella Legge di Bilancio 2023. Si tratta di 94 mln – 47 per il 2023 e altri 47 per il 2024 – che erano originariamente previsti nell’art. 1 comma 7 della legge di bilancio 160/2019, e che non compaiono più nella nota integrativa del Ministero delle Infrastrutture alla nuova Legge. “A partire dal 1° gennaio 2023 il bilancio dello Stato non avrà più un euro per le ciclabili urbane – scrive Clean Cities – . Un azzeramento inaccettabile che ci riporta indietro di decenni”.

Il sostegno di Anas

Da diversi anni, attraverso i propri profili social Anas invita i conducenti a rispettare la distanza laterale di almeno 1,5 metri dal ciclista.