Alla Scala la Prima dei politici, dello zar e dei giornalisti

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A mezzanotte, dopo risotto e cassoela, il sipario cala anche sulla cena dello zar.
Ildar Abradzakov, che ha appena inaugurato il Sant’Ambrogio 2022 della Scala con il ‘Boris Godunov’, se ne va. Saluta il tavolo delle istituzioni (oltre al sovrintendente Dominique Meyer, il sindaco di Milano Beppe Sala, il ministro della Cultura Gennaro Sangermano, il presidente del Senato Ignazio La Russa…) e i quasi 300 commensali che si sono riuniti per festeggiare la prima.

Ildar Abrdrazakov, ‘Boris Godunov’ (ANSA/ Brescia/Amisano)


Un successo personale, il suo, nei panni dell’uomo che si fece zar uccidendo il legittimo erede al trono (la storia nasce dall’omonimo dramma di Puskin) e che nel corso di tre ore passa dal trionfo dell’incoronazione al delirio dei sensi di colpa, con visioni di sangue e innocenti trucidati, fino alla morte.
A complimentarsi con lui per primo è stato Valerij Gergiev, il direttore d’orchestra cui la Scala chiese all’indomani dell’invasione dell’Ucraina di dissociarsi da Putin e pronunciarsi per la pace. Lui non lo fece, e la sua ‘Dama di picche’ fu affidata ad altra bacchetta. La telefonata che Gergiev fa a Ildar è quindi tanto più significativa.

Serata sold out

Ma la serata ‘vera’ della Prima com’è stata? Quest’anno, dopo l’inaugurazione virtuale nel 2020 del pieno Covid e dopo lo scorso Sant’Ambrogio tutti in mascherina, la Scala è tornata in pieno sfoggio. I quasi 2mila posti del Piermarini (con biglietti da 100 a 2.500 euro) erano tutti esauriti, con un incasso finale che rasenta i 2,5 milioni.
Tradotto in uomini e donne, il numero significa che prima dello spettacolo e durante l’unico intervallo lo spazio vitale nel foyer era quello della metropolitana delle 8. Con l’aggravante degli abiti da sera: molte le signore vestite da sirene, lunghi strascichi che si intrecciavano e calpestavano.


Nella folla, giornalisti e fotografi, cameramen e ‘socialmen’ tentavano come sempre di districarsi per estorcere una dichiarazione ai vip annunciati.
Tema dell’anno giornalistico: il ‘Boris Godunov’ s’aveva o non s’aveva da fare? Il console ucraino, così come una pacifica rappresentanza di ucraini che manifestava fuori dal teatro, non lo voleva in scena. La convinzione è che la serata della Prima, nonostante le buone intenzioni, sarà ripresa a Mosca da tg e social come un grande successo della cultura russa in Italia, e questo bene non farebbe a Kiev.

L’Ucraina nel foyer della Scala

Alla domanda sull’opportunità, tutti rispondono sì. Qualcuno si è più preparato, come la regista Andrée Ruth Shammah che argomenta sulla capacità del teatro di unire anziché dividere.
O come l’imprenditrice Diana Bracco che parla della “responsabilità” come filo conduttore dell’opera. Altri cercano di cogliere l’occasione per un utile primo piano. Morgan, per esempio, pur di affermare a favor di telecamere che “questo Boris Godunov mi entusiasma”, esce prima dell’intervallo, a canto ancora in corso.

I nuovi che avanzano (in abito da sera)

Ma alla fine: tutto cambia perché tutto resti uguale? Non completamente. La vera novità dell’anno sono i politici. Cambiato il governo, colgono l’occasione per una prima uscita glamour. E lo fanno in massa.
In passato, solo una volta si è registrata la presenza congiunta di presidente della Repubblica e Primo ministro: si trattava di Napolitano e Mario Monti. Monti in realtà, presente anche al ‘Boris Godunov’, la Scala la frequenta comunque, a prescindere dalla carica.
Stavolta invece è tornato il presidente Sergio Mattarella, cui l’anno scorso la platea aveva rivolto un’ovazione con la richiesta di un bis (tempo neanche due mesi, ed era stata accontentata).
Ma con lui c’erano anche Giorgia Meloni, debuttante alla Scala in versione “io speriamo che me la cavo”: attraversa sorridente il tappeto rosso che la porterà nel Palco reale, si ferma a parlare con i giornalisti, sfoggia il lato umano (“ogni tanto anche noi ci incontriamo”, dice spiegando la presenza al suo fianco del compagno Andrea Giambruno) e quanto all’Armani che indossa, spera – sostiene – di essere all’altezza.

La premier Gio nel Palco reale (ANSA/Filippo Attili)


Blu la premier, blu la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen: entrambe in prima fila nel Palco reale, a cantare il doppio inno che precede l’opera, ‘Fratelli d’Italia’ e l”Inno alla gioia’.
Nella sfilata dei politici, al presidente del Senato si sommano quattro ministri (Anna Maria Bernini, Sangiuliano, Adolfo Urso, Elisabetta Casellati), il sindaco, l’assessore della cultura al Comune Tommaso Sacchi.
Tutti a rilasciare dichiarazioni alle agenzie, sulla tirannia, sull’Ucraina, sulla pace.

Dominique Meyer, sovrintendente del Teatro alla Scala

Applausi, cala il sipario

Il sovrintendente Meyer è soddisfatto, per quanto preferirebbe una prima il 7 luglio, così da non gelare in smoking nell’attesa delle autorità sotto il portone aperto. E l’opera alla fine raccoglie 14 minuti di applausi, con un successo personale del maestro Riccardo Chailly re del protagonista.
I critici vanno a scrivere le recensioni. La sala stampa, dove i ‘non critici’ si sono raccolti per stilare i loro pezzi occhieggiando solo ogni tanto (causa mancanza di tempo) il megaschermo che trasmette ‘Boris’, inizia a svuotarsi. Si va a cena, ospiti di Comune e Scala nei saloni della Società del giardino.

La Scala in televisione

E il mattino dopo arriva Auditel.
A sintonizzarsi su Rai 1 – che si è collegato con la Scala dalle 17.45, a condurre Bruno Vespa e Milly Carlucci – sono stati quasi 1,5 milioni di spettatori. La palma del preserale tocca ancora una volta a Gerry Scotti e alla sua ‘Caduta libera’, ma ‘Boris Godunov’ si piazza comunque in seconda posizione, con un 9% abbondante di share.
Certo, nella sfida fra tiranni musicali, il Macbeth della prima 2021 aveva rasentato i 2 milioni, con share a doppia cifra.
Ma lo zar è decisamente meno popolare, Musorgskij non è Verdi. E la Scala brinda anche ai risultati tv.