Rosario Fiorello, lo showman “periodizzante”  

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Nel senso che ogni volta che mette in piedi uno spettacolo, quella trasmissione assume contorni epocali.

di Roberto Berton

Rosario Tindaro Fiorello, catanese, classe 1960, siciliano che più siciliano non si può, sa coniugare come nessun altro i vari generi della comicità. E come esistono eventi che gli storici tendono a definire “periodizzanti” , costituisce il primo caso di showman periodizzante, nel senso che ogni volta che mette in piedi uno spettacolo, quella trasmissione assume, detto senza retorica, contorni epocali.

Basti pensare all’ultima tessera del suo mosaico: ‘Viva Rai2!’, una bomba sganciata al risveglio degli italiani, alle 7,15 del mattino, conquistando il 14 per cento di share, circa settecentomila spettatori, un bel successo a spese del Tg1 della Maggioni e della rete ammiraglia che hanno alzato la voce di fronte all’eventualità che Fiorello potesse prendersi un’ ora del loro tempo. E adesso devono beccarsi battutine al curaro che non risparmiano nemmeno l’ex direttore di Raiuno, Stefano Coletta, adesso direttore dell’intrattenimento Prime time.

 ‘Viva Rai2!’ , la sua nuova creatura, si compone come una sorta di scatola magica in cui all’interno c’è tutto. È la summa delle esperienze passate di maggior successo, come la rassegna stampa che faceva furore ai tempi dell’Edicola, gli sketch con ospiti di varia natura, con il sindaco di Roma, Gualtieri che suona la chitarra, cui ha risposto con un video il primo cittadino di Milano, Sala; alle ironie sferzanti sui vari leader politici; il tutto monopolizzando la scena attraverso l’adozione di registri diversi e dimostrando un eclettismo che rende unico il suo personaggio.

‘Viva Rai2!’ è un happening scoppiettante di  musica,  satira, duetti, un pizzico di follia, personaggi improbabili che col tempo acquisiscono un loro perché e un costante gioco di ruolo con coloro che spalleggiano Fiore e attraverso imitazioni e trovata gli tirano la volata. Del resto Rosario Tindaro sa interpretare come nessun altro lo spirito del tempo e le evoluzioni del Paese. Avvenne nel 2001, alla vigilia del ritorno al governo di Berlusconi, quando con ‘Stasera pago io…’ rivoluzionò la prima serata di Raiuno, restituendole linfa e centralità. Bis su Radio Due, quando insieme a Marco Baldini, con ‘Viva Radio 2’, rese via Asiago 10 la Camelot dell’intrattenimento radiofonico: indimenticabili le sue imitazioni di Camilleri e del presidente Ciampi che, una volta esaurito il mandato al Quirinale, pensò bene di telefonare in diretta, facendo impennare gli ascolti già elevatissimi. E ci sta riprovando, anche in questi giorni, con la mattina di Raidue che domina l’immaginario del servizio pubblico.

D’altronde Fiore è così: un moderno giullare, di intelligenza e talento. E chi alla Rai ha voluto riagganciarlo, si dice Marcello Ciannamea,  direttore organizzazione e risorse umane, e Roberto Sergio direttore di Radio Rai, suo vecchio amico, sapeva che sarebbe stato il caso televisivo della stagione.

Fiorello, uomo televisivo moderno, quello che manca a Viale Mazzini, conosce le interazioni fra televisione e web, sa nuotare in una vasca di squali e fiutata l’aria è tornato a dare spettacolo proprio quando la RAI ha più bisogno di un personaggio come lui per risollevarsi,  nell’angosciante fase di transizione politica con la destra arrivata al governo. 

Volendo inquadrare politicamente il fenomeno,dopo aver accompagnato il servizio pubblico nel delicato passaggio dall’Ulivo al Polo, dopo aver scandito con ironia e irriverenza gli anni del berlusconismo, dopo essere stato mattatore a Sanremo insieme all’amico Amadeus, nella drammatica crisi sociale del Covid, Fiorello è tornato nei panni del salvatore del servizio pubblico, una parte che gli piace molto.

Se Carlo Fuortes, l’amministratore delegato della RAI, dato da molti a fine corsa (ma noi non lo crediamo) voleva garantirsi una buonuscita reputazionale, con il successo di ‘Viva Rai 2’, ha saputo centrare il bersaglio. Anche se c’è chi lo accusa di aver indebolito la prima rete, con il merito però di costruire una nuova identità a Raidue cominciando dal daytime.

Roberto Bertoni