Alla Festa di FdI i direttori, da Fontana a Travaglio, legittimano la destra meloniana

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Bruno Vespa, conduttore di ‘’Porta a Porta ed ex direttore del TG1, che intervista il presidente del Senato , Ignazio La Russa, Il direttore del Corriere della Sera, Luciano Fontana, che intervista i ministri degli esteri Antonio Tajani e della difesa, Guido Crosetto, il direttore de ‘’Il Fatto quotidiano’’ Marco Travaglio che partecipa al dibattito sulla giustizia, il direttore de ‘’La Verità’’, Maurizio Belpietro che intervista il ministro dell’interno, Matteo Piantedosi, il neodirettore di Open, Franco Bechis, che intervista Giancarlo Giorgetti. E’ uno stralcio del programma della Kermesse a Roma, a Piazza del Popolo, per il decennale di Fratelli d’Italia: ‘’10 anni di amore per l’Italia’’, con una sfilata di ministri, che sarà chiusa sabato dal Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni.

‘’Non ci devono misurare perché siamo figli di una storia, ma perché abbiamo delle idee sulla realtà diverse con le quali confrontarsi. In sostanza chiediamo una legittimazione di avere delle idee in un clima di normalità democratica. Ed è questa la ‘’cifra’’ della mia presidenza al Senato. Non deve avvenire che si accetti una persona nel privato, si scherzi di calcio e di altro, e poi sotto i riflettori si faccia finta quasi di non conoscerla’’. La Russa, con Crosetto e la Meloni, fondatore nel 2012 di Fratelli d’Italia, aprendo giovedi pomeriggio la solenne celebrazione ha subito posto all’attenzione il ‘’suo’’ principale obbiettivo.

Con l’accettazione a partecipare a interviste e dibattiti da parte dei direttori di autorevoli testate, dal ‘’Corriere della Sera’’ a ‘’Il Fatto quotidiano’’, il traguardo della legittimità, almeno da parte del mondo della informazione, può già dirsi più che raggiunto. Spicca però l’assenza del gruppo de ‘’La Repubblica’’ anche se l’ex direttore, Ezio Mauro, era presente, ma fra il pubblico. Del resto un giornale del gruppo ‘’La Stampa’’ è stato definito pochi giorni fa ‘’periferico’’, proprio dal Presidente La Russa, complimento decisamente poco lusinghiero per un quotidiano nazionale con 150 anni di storia. Ma certamente nell’editoria giornalistica qualche smagliatura di legittimità, la seconda carica dello Stato permettendo, fa bene al pluralismo.