Giancarlo Giorgetti (foto Ansa)

L’aria che tira sui giornali. La destra che rispetta il Colle, ma boccia il ‘Deep state’

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Ma che ansie e notti insonni per la Meloni ora più che decisa a varare manovra e decreto sulla sicurezza senza però
cadere – titolano i giornali – “nelle tagliole costituzionali” dell’alto Colle.
E se dovrebbe andare ormai di liscio, dato che c’è anche il placet di Bruxelles, il saldo dei conti per evitare lo spauracchio dell’esercizio provvisorio, che via crucis di problemi invece per il varo del maxi decreto su baby gang, immigrati e sicurezza appena partorito, a tempo di record, dal ministro dell’interno Matteo Piantedosi, lo stesso che aveva redatto la prima stesura di quello sul rave party finito poi subito al macero per gli alto là del Quirinale.

E così, in queste ore, segnala la Repubblica, la premier deve di nuovo vedersela con un Salvini, di cui Piantedosi è il più autorevole interprete, che, su sicurezza e dintorni, vorrebbe “tutto e subito”. Salvini che per giunta ha la mosca al naso per il “baby” scippo del cellulare fatto a suo figlio.
E la Meloni, titola La Stampa, non ne vuol proprio sapere di finire anche questa volta sugli scogli del Colle, in queste ore, piuttosto imbarazzato anche per il modo – un po’ troppo esplicito – con cui il presidente del Senato, Ignazio La Russa, aveva voluto “celebrare” l’anniversario della costituzione del Movimento sociale.

Ma non c’è solo da “limare” per bene il solito Piantedosi e il suo decretone. Anche il più che stimato ministro dell’economia, Giancarlo Giorgetti, parte in quarta sui giornali, poi ampiamente ripresi da Dagospia, contro “il potere invisibile dello Stato dentro lo Stato, fatto di burocrati inamovibili nelle Istituzioni che continuano a dettar legge. “Perché se è vero che è il governo a tenere il volante, sono poi loro – e ne sa qualcosa Tremonti – a decidere se mettere si o no la benzina che serve per schiacciare il piede del gas”.
Che è poi anche una sua vistosa ripicca nei confronti di quel “Deep state”, così lo chiama Giorgietti, che aveva osato bocciare con la matita blu ben 41 commi della sua legge di bilancio che, a stento, sta andando ora in porto…
E quello che verrà, anche dopo a questa inaspettata e pesante sortita del ministro più stimato del governo, sarà tutto da raccontare. Perché nessuno, prima di lui, aveva osato mettere il piede su un tale campo minato su cui sono già saltati fiori di governi.