sostenibilità (cco pixabay)

Manager italiani più sensibili su clima: per 1 su 2 è questione urgente

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Secondo uno studio Deloitte, 8 manager su 10 nel nostro paese hanno aumentato gli investimenti per la sostenibilità

In Italia il cambiamento climatico è “la questione più urgente da affrontare nel 2023” per un ‘top manager’ su due, con una maggior sensibilità sul tema che nel resto del mondo. E’ quanto emerge dal ‘CxO Sustainability Report 2023 – Accelerating the green transition’, indagine svolta a livello globale, con oltre 2mila interviste in 24 Paesi ai manager dei principali gruppi industriali, presentata in occasione del World Economic Forum di Davos.

Manager italiani più sensibili

Dall’indagine emerge che ne è convinto il 52% degli intervistati in Italia rispetto al 42% a livello mondiale.
Il 63% in Italia e il 61% a livello globale ritiene che “nei prossimi tre anni il cambiamento climatico impatterà le strategie e le attività aziendali. Ne consegue che in Italia 8 manager su 10 hanno già incrementato gli investimenti in sostenibilità, contro la media globale del 75%.

“In un momento storico caratterizzato da incertezze ed evoluzioni del contesto competitivo – sottolinea Franco Amelio, Sustainability Leader di Deloitte Italia – i leader aziendali hanno classificato il cambiamento climatico come la più importante sfida da affrontare”. “Il percorso verso un futuro più sostenibile – prosegue – richiederà tempo, investimenti aziendali e sarà guidato da tecnologie innovative e approcci creativi”.

Impegno concreto e ostacoli

Dall’indagine emerge che in Italia le imprese stanno affrontando con particolare impegno la sfida del cambiamento climatico, con azioni quali un maggiore utilizzo di materiali sostenibili (71% vs. 59% globale) e l’adozione di tecnologie “pulite” (64% vs. 54% globale). Tuttavia, per conseguire una trasformazione significativa sono necessarie altre azioni “in grado di far muovere l’ago della bilancia”
quali lo sviluppo di nuovi prodotti o servizi rispettosi dell’ambiente (66% vs. 49% globale), la costituzione di un ecosistema di partner fondato su criteri di sostenibilità (61% vs. 44% globale) e la realizzazione di interventi volti a rendere più sicure le strutture aziendali in caso di eventi climatici estremi (50% vs. 43% globale).

Si registrano tuttavia anche barriere che ostacolano questa transizione ecologica, quali i costi molto elevati delle iniziative (25% vs. 19% globale), il focus ancora orientato al breve termine (21% vs. 18% globale) e la mancanza di sostegno da parte delle istituzioni (21% vs. 12% globale).

I vantaggi del green

Diventare attori attivi nella transizione verso un’economia a basse emissioni, sostiene ancora l’analisi, può trasformarsi in un fattore competitivo importante e distintivo, che garantisce benefici anche nel rapporto con i vari stakeholder. Secondo i CxO italiani, questa scelta consente di migliorare la riconoscibilità e la reputazione del proprio brand (70% contro il 52% globale), il morale e il benessere dei dipendenti (54% contro il 42% globale) e i ritorni per gli investitori (46% vs. 31% globale).

Sono meno considerati, invece, sia a livello nazionale che internazionale, i benefici di natura finanziaria di cui potrebbero avvantaggiarsi le imprese nel lungo periodo, soprattutto in termini di valore delle attività (21% vs. 25% globale), costo dell’investimento (14% vs. 24% globale) o ricavi (11% vs. 23% globale).