Unobravo e Daikin cercano Wavemaker. Vergani: vedo un 2023 meno fosco…

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Non solo l’Oreal ed il digital di Sky nel new business della centrale di Luca Vergani, che chiude l’anno appena passato in giudicato in crescita robusta (+15%) e con il 50% dei ricavi provenienti dai servizi più innovativi. L’adv dell’anno in corso potrebbe andare meglio delle stime predittive non esaltanti dell’autunno scorso…

Nel 2022 Wavemaker in Italia è cresciuta del 15%, rimanendo con largo vantaggio la più grande agenzia media italiana. Uno sviluppo robusto, anche in un’annata critica o, quanto meno, stazionaria per la pubblicità, con la vittoria nella gara media L’Oreal e l’allargamento al digitale della partnership con Sky quali elementi fondamentali delle attività di new business. La struttura di cui è ceo Luca Vergani non è stata solo trainata dal successo in questi due ‘big’ pitch.

“Tra gli ultimi colpi messi a segno – racconta Vergani – c’è stata l’acquisizione di Daikin, un’azienda che negli ultimi anni è molto cresciuta con la sua innovativa proposizione tecnologica, ma anche grazie alla comunicazione”. E poi anche quella di ‘Unobravo’, che molto sta facendo parlare di sé con la campagna a forte presenza televisiva. “Fa parte di un settore e di una neo categoria di spender, quella della medicina che sceglie la Rete per fornire nuovi servizi, che appare in questo momento in crescita molto interessante e promettente”.

Luca Vergani, Wavemaker Global,WPP

Per tramite del network internazionale sono arrivati, inoltre, tra gli altri, Audible e Trainline, mentre per quanto riguarda le Pmi sono arrivati una ventina di nuovi clienti.

Altro aspetto importante che qualifica la crescita dell’agenzia di GroupM, il successo dei servizi sempre più diversificati e consulenziali offerti ai clienti. “Oramai il 50% delle nostre revenues arriva da attività diverse da quelle più tradizionali. Forniamo risposte e soluzioni alle aziende sull’influencer marketing, l’ecommerce, il brand entertaiment, martech, perfino sulla messa a punto di piani editoriali di propri contenuti”.   

Fiducia sul futuro del mercato

Rispetto a pochi mesi fa, Vergani è molto più fiducioso sul possibile andamento della pubblicità nel 2023. Flat, ma non troppo. “Vedo degli stimolanti segnali di interesse lato aziende. Molti avevano fatto il budget all’inizio dell’autunno, quando il cambio euro/dollaro, i costi dell’energia e dei trasporti, le aspettative sull’inflazione e i consumi erano molto più preoccupanti. Adesso che tutti questi elementi di preoccupazione si stanno attenuando, si liberano risorse che nei budget magari erano stati riservati a tamponare situazioni peggiori di quelle che poi si stanno realmente verificando. Dobbiamo convincere i manager a usare la leva della comunicazione per uscire da questa situazione di stallo”. Ma quali settori stanno più di tutti dando questi segnali di possibile ripresa e concreto risveglio? “Sicuramente il Largo Consumo e, segnatamente, il settore alimentare, che è stato quello che più di tutti aveva dovuto attivare linee di cautela”, risponde il ceo. “Ma per adesso – continua Vergani – si tratta di dichiarazioni d’intenti, vedremo nelle prossime settimane se si tradurranno in un vero e proprio ritorno ad investire”.

Un servizio originale

Il ceo annuncia anche il decollo di uno strumento di misurazione inedito. “Da Wavemaker Olanda – dichiara – abbiamo mutuato un progetto sul tema dell’attenzione del pubblico. Verificheremo come cambiano le cose per le persone a seconda del device utilizzato e del contesto, della modalità di fruizione (live o vod). Lo svilupperemo con Kantar e GroupM per cercare di andare a definire un indicatore numerico che riesca ad aiutarci a ponderare meglio l’attenzione che la gente dedica ai video. Iniziamo pesando quella prestata ai video digitali, ma l’anno prossimo se tutto funziona come immaginiamo allargheremo alla tv e al resto. I risultati saranno disponibili a cavallo dell’estate e ci piacerebbe che questo tool divenisse dall’anno prossimo una metrica di mercato”.

Il tema dei talenti. Servono per l’addressable e i podcast, ad esempio…

Un tema critico, invece, rimane quello della ricerca e della fidelizzazione dei talenti. “Si fa fatica a trovare risorse professionali in tutti i versanti, e per tutti i mestieri, sia per quelli ‘nuovi’, che per quelli apparentemente più tradizionali del nostro lavoro. Per quello che riguarda le specializzazioni più tech e dedicate al mondo dell’online che per quelle dell’offline, dove ci sono grandi esigenze legate alla crescita dell’addressable e dei podcast.  C’è una perdita di attrattività di tutto il settore e – conclude Vergani – tutti assieme nella industry dovremmo porci seraimente il problema di essere più affascinanti e convincenti”.