L’aria che tira sui giornali. Zelensky a Sanremo e la Meloni nel frullatore

Condividi

L’aria che tira continua ad essere un bel rebus per chi, leggendo i giornali, vorrebbe capire se, quando e in che modo la guerra in Ucraina potrà finalmente finire. E ai lettori non si può dar torto perché tra messaggi criptati di nuovi modelli di tank che Usa e Germania dovrebbero chissà quando inviare, missili ipersonici che piovono sugli ucraini e la conferma del video-messaggio che l’11 febbraio Zelensky, su invito della Rai, invierà al festival di Sanremo, chi ci capisce qualcosa è bravo. Con l’aggiunta che, parlando dei problemi di casa nostra, anche per la questione dei rapporti tra governo e magistratura, esplosa pochi giorni fa a causa degli attacchi di Nordio ai pm sull’uso (anzi, sull’abuso) delle intercettazioni, non pare si sia ancora trovata una convincente soluzione. E questo perché non basta ai magistrati la correzione di tiro, imposta a Nordio da Giorgia Meloni, che ora limiterebbe gli interventi del Guardasigilli solo ai casi in cui vi fosse un uso “distorto” delle intercettazioni, termine che i pm considerano già di per sé “offensivo” per l’etica e la professionalità degli inquirenti.

E così non ci mette un attimo la premier a confessare, in un’intervista a Donna Moderna, “di sentirsi come in un frullatore, con giornate che sembrano tragiche, ma

poi stai un po’ con Andrea, con Ginevra e ti rendi conto che tutto il resto si supera”.

Il che rincuora il lettore che però, per un verso o per l’altro, continua a navigare nelle nebbie, perché, ad esempio, che senso ha l’annuncio degli 11 (undici) ultra sofisticati tank che chissà quando gli Usa invieranno a Kiev? E perché anche la meticolosa Germania parla proprio di 14 e non 15 o 20 tank? E se questa davvero inconsueta precisione di cifre nascondesse chissà quale messaggio criptato come quelli che il Pentagono usava al tempo della guerra in Vietnam finita poi in malo modo? Ma sì che ha ragione la Meloni: meglio godersi il week end in pace e poi si vedrà.