Guido Crosetto (foto Ansa)

L’aria che tira sui giornali. La manina che ha bloccato il tweet del ministro Crosetto

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Era prevedibile che il 5 febbraio la premier, prima con una lettera al Corriere e poi davanti al plenum dei big del suo partito, chiudesse da pompiere (“E’ ora di abbassare i toni”) i sei giorni più animati e turbolenti che, a causa delle “incaute” sortite di due esponenti del suo governo, abbia vissuto e che forse si sarebbero potuti evitare se, anziché girare come una trottola tra Algeri, Tripoli e Bruxelles, lei fosse rimasta a Palazzo Chigi a controllare più da vicino quel che stavano facendo i suoi collaboratori.
Ma sarebbe acqua passata se i cronisti dei giornali non avessero deciso, nel frattempo, di gettare un occhio su quel che stava accadendo nel suo partito uscito un po’ scosso dalle ultime vicende parlamentari.

Ed ecco che Federico Capurso, scrupoloso redattore de La Stampa, mette il naso su un episodio accaduto nelle ultime ore all’interno della maggioranza e che, se non è un campanello d’allarme, poco ci manca.
E’ il ministro della Difesa, Guido Crosetto, un personaggio “che ha sempre voluto mostrare all’esterno il volto dialogante della destra anche nel rapporto con gli avversari” ad uscirsene, durante un evento elettorale per le regionali del Lazio, con battute, poi riassunte anche in un tweet, che riferendosi ai fatti accaduti in Parlamento pochi giorni prima, meritavano di essere appuntate una per una anche per il cipiglio con cui le aveva pronunciate.

“Le regole democratiche”, dice Crosetto, “impongono che chi ha il potere ha il dovere di essere più paziente, più rispettoso, più tollerante, più ragionevole, più serio, più silenzioso, più umile di quanto non lo sia mai stato nella sua vita, più di quanto sia capace di esserlo”.
Con finale di applausi, strette di mano e decisione del ministro di fare del suo discorso un tweet da mandare in rete perché magari sarebbe ora che molti suoi colleghi ci riflettessero sopra.

E qui, pare, il piccolo giallo che il cronista scrupolosamente annota perché il tweet stilato poi non va in rete né un’ora dopo né mai, tanto che il tweet scomparso diventa il titolo del pezzo scritto da Capurso. E perché scomparso? Quale manina l’ha bloccato? Segno di un problema, non da poco, che forse sta sorgendo dentro la maggioranza tra una destra più destra che tifa per Donzelli e un’altra che intende invece parlare, discutere e governare con toni e modi più temperati. Un problema che la Premier ora dovrà dimostrare di saper gestire “con i giusti e pacati toni”.