Sanremo, il caso Zelensky scatena reazioni politiche e critiche alla Rai

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La presenza di Volodymyr Zelensky sul palco di Sanremo con un testo che sarà letto da Amadeus, si è ritagliata un po’ di spazio sulle prime pagine dei giornali in edicola oggi, tristemente dominati dal terremoto che ha sconvolto Siria e Turchia.

A dedicare maggior spazio in pagina al cambio di programma – che dalla Rai hanno spiegato come legata a una richiesta dell’ambasciatore ucraino – sono stati i giornali di destra. In alcuni casi prendendo lo spunto per attaccare la Rai.

‘Zelensky non canta più’, titola Il Giornale, parlando di un pasticcio Rai – tra le lettee, liti e telefonate – e richiamando anche i commenti ironici di Mosca, sul fatto che Zelensky avrebbe potuto vincere la kermesse.
La Verità parla di ‘Ritirata di Zelensky’, mentre Libero parla di ‘contraerea Rai’ che abbatte Zelensky.

Sul ‘Fatto‘ Silvia Truzzi intervista Carlo Freccero che va giù pesante. “Dopo l’annuncio della presenza del presidente alla serata finale di Sanremo sono arrivate critiche trasversali e diffuse. Poi sisono aggiuntianche irecenti sondaggi che dicono che la maggioranza degli italiani è contraria all’invio diarmi.Due circostanze che sicuramente hanno pesato in questa vicenda e nella sua risoluzione, piuttosto bizzarra. Andrebbe capito se ci sono state o no pressioni politiche, da parte del governo, per disinnescare la polemica. Non dimentichiamo che per la Rai Sanremo rappresenta un grande bottino di ascolti, ma anche di introiti pubblicitari: così si evitano potenziali defezioni di pubblico e investitori”.
Secondo la Rai è stata una scelta di Zelensky. “Ho dei dubbi: questa soluzione si risolve in un depotenziamento del messaggio di Zelensky. Sanremo è uno spettacolo televisivo: chiaramente una lettera letta non ha lo stesso impatto di un filmato. È come se nella trasmissione di Maria De Filippi invece di mandare in onda il video messaggio, la conduttrice leggesse una lettera. Viene a mancare il testimonial: è chiaramente meno efficace. Sanremo voleva fare C’è posta per te , ma il gioco non è riuscito”.
Lei ha firmato insieme a molti altri l’ap pello lanciato dal professor Mattei contro la spettacolarizzazione della guerra: dal vostro punto di vista è stata una vittoria? “È un enorme risultato. Aggiungo che questo compromesso ha una sua utilità anche perché ricorda il mancato evento: tutti penseranno “doveva esserci Zelensky, non c’è”.
(…) E dal punto di Vespa, il grande regista di quest’op e ra z i o n e? “Vespa ha fatto il Caschetto (Beppe, agente di personaggi dello spettacolo, ndr ) di Zelensky, ma gli è andata male. Come se un agente avesse proposto l’ospitata di un cantante e gli avessero detto “mandiamo un audio della canzone”.
Chiaramente una sconfitta, che può anche essere letta come un ridimensionamento di Vespa all ‘interno della Rai. “In qualche modo, con l’invito a Zelenskye l’annuncio fatto personalmente, Vespa si era sostituito all ‘amministrazione delegato della Rai. Che domani (oggi, ndr ) non per nulla sarà a Sanremo. Fuortes batte Vespa sei-zero, sei-zero”. (…).

Avvenire con Roberta D’Angelo passa in rassegna le reazioni politiche della mancata ospitata del premier ucraino. A cominciare dalla reazione sarcastica della portavoce del ministero degli Esteri russo Maria Zakharova che commenta “Zelensky avrebbe anche potuto vincere questo concorso con un rap”.
Sarcasmo – prosegue il pezzo di Avvenire – che non piace affatto al senatore Pier Ferdinando Casini, molto critico con la Rai, che «è riuscita nella singolare impresa di essere ridicolizzata anche dalla portavoce del ministero degli Affari esteri russo». Insomma, una «soluzione pilatesca, che rivela debolezza e incapacità di decidere e, di fatto, scontenta tutti», anche per il capo politico di Noi Moderati Maurizio Lupi. Ma di fatto i vertici della tv pubblica tirano un sospiro di sollievo per la via di uscita concordata con Kiev. Coletta assicura che il testo non sarà censurato. L’unica richiesta, scherza il conduttore Amadeus, è che arrivi già tradotto in italiano. E ancora, il direttore artistico definisce «molto romantico avere una lettera e poterla leggere» nella serata clou. Diviso trasversalmente, il mondo politico continua a distinguersi tra il fronte del no, che trova per lo più il messaggio accettabile, e quello del sì, molto critico. Soddisfatto, il leader di M5s Giuseppe Conte, contrario al video, trova che la lettura di un testo «ci può stare». Meno convinto appare invece il segretario di +Europa Benedetto Della Vedova, che si augura «che non sia stata la Rai a chiedere un messaggio scritto di Zelensky anziché un video. Sarebbe altrimenti umiliante, ma per il pubblico italiano e per la Rai, non per il leader ucraino a cui va il nostro sostegno». Contrario all’intera gestione della vicenda è Maurizio Gasparri, Per il vicepresidente del Senato di Fi «sinceramente sarebbe stato meglio che la Rai non si fosse infilata in questa vicenda». E sulla stessa lunghezza d’onda, in un quadro politico spaccato, si schiera anche Carlo Calenda, «Capisco la logica dell’invito a Zelensky – commenta il leader di Azione -, ma ci sono luoghi che non si prestano in termini di gravitas. Poi quello che ha fatto la Rai è il peggio. Nel momento in cui dici che lo vuoi a Sanremo, non ti metti a fare la censura al presidente di un Paese in guerra» E comunque, per il candidato governatore del Lazio del centrodestra Francesco Rocca, la partecipazione del presidente ucraino al festival «è sconveniente». Ad accogliere Zelensky con entusiasmo, al contrario, potrebbe essere giovedì per la prima volta il Parlamento Europeo. Dalla presidenza nessuna conferma per ragioni di sicurezza, così come non viene confermato l’intervento di Zelensky davanti ai capi di Stato e di governo durante il Consiglio Europeo del 9 e 10 febbraio. Ma si fa sapere che «c’è un invito aperto a Zelensky per visitare Bruxelles». E, aggiungono i vertici del Ppe, il presidente ucraino «sarebbe il benvenuto».

Dura La Stampa che accusa il Festival di ipocrisia, e, come Repubblica cerca di ricostruire il quadro che ha portato a questo cambio di programma definito “un compromesso”.
La lettera, scrive il giornale diretto da Molinari, “rappresenterebbe una soluzione condivisa, presumibilmente con il governo di Roma. Con l’obiettivo (…) di evitare di dividere l’opinione pubblica italiana sulla guerra in Ucraina”. 
Diverse le ipotesi intrecciate per spiegare la vicenda, sulla quale – aspetto non da poco – incombeva anche l’immininte viaggio della premier Giorgia Meloni a Kiev.
“Secondo alcune fonti, scrive ancora Repubblica, si sarebbe arrivati vicini alla defezione di Zelensky: non solo niente video, ma anche nessuna lettera. Un passo indietro capace di generare un vero caso diplomatico, soprattutto a pochi giorni dall’annunciata visita di Meloni a Kiev”.
“Anzi, secondo le stesse fonti sarebbe stato Palazzo Chigi – infastidito – a promuovere una ricucitura con il terminale ucraino. Avvalendosi, si conclude, del lavoro discreto della Farnesina, avrebbe evitato la rinuncia di Zelensky e mediato. Fino al compromesso della missiva”.