Il teatro Ariston (Foto Ansa)

L’aria che tira sui giornali. Festival di Sanremo da destra pioggia di critiche

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Ma che esordio scoppiettante, anche per la non prevista presenza del Capo dello Stato, ha avuto quest’anno il Festival di Sanremo, con un interminabile show di altri imprevisti che ha tenuto incollati ai televisori milioni di spettatori in Italia, a Mosca e anche altrove.
A partire dal quasi giallo della presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Un combinato disposto, come si usa dire, che ha lasciato sbigottiti – mai accaduta una cosa del genere – gli stessi dirigenti della Rai. E poi un Benigni che saluta Mattarella e le canta e le suona da par suo su una Costituzione repubblicana che più antifascista di così non si può. Per poi cedere il passo alle canzoni mentre il Capo dello Stato, vista l’ora tarda, intanto se la filava all’inglese.

Ed ecco arrivare, di primo mattino, i commenti dei giornali meloniani che più aciduli di così non avrebbero potuto essere.
“E l’Italia s’é desta pop” titola il quotidiano Libero. “Festival nel caos. Casino Sanremo” chiosa Il Giornale che, dalle mani di Berlusconi sta ora passando a quelle dell’ancora più fidato Angelucci. “Più che un festival, una sindrome: soffocante”, scrive La Verità diretta da Maurizio Belpietro ormai anch’essa schierata a fianco della Meloni.
Insomma tutto questo per dire che alla destra e al suo governo questo fin troppo “patriottico” esordio del festival della canzone – e che canzone – italiana è andato proprio storto. Con code e non piacevoli strascichi che probabilmente ci saranno. E non è detto che a viale Mazzini non cada qualche testa.