Carlo Bartoli

Bartoli (Odg) al Parlamento: nuova legge professionale, norme sull’attività e contratti diversificati

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‘’Il rilancio del giornalismo e la ricostituzione dei margini per chi fa impresa editoriale dovrebbe innanzitutto impegnare il Parlamento per una riforma organica della legge professionale, che risale ormai a sessant’anni fa, e comunque ben prima che internet stravolgesse il mercato dell’informazione‘’.

Lo sottolinea a ‘’Prima’’ il Presidente dell’Ordine dei giornalisti, Carlo Bartoli, che con una delibera del Consiglio, lo scorso novembre, ha già varato una revisione delle linee interpretative dell’art.34 della legge 3 febbraio 1963, n. 69, in base alla quale per iscriversi al registro dei praticanti basta l’accertamento del lavoro svolto, senza avere una testata giornalistica di riferimento.

‘’La norma, che anticipa una modifica completa della legge – precisa- doveva entrare in vigore all’inizio dell’anno, ma la sua efficacia è stata differita al 31 marzo, fiduciosi di trovare un punto di equilibrio, condiviso col Ministero di Giustizia, chiamato in causa dalla minoranza del Consiglio dell’Ordine’’.

Secondo Bartoli la crescita dell’attività all’estero accelera l’esigenza di aggiornare le norme di accesso, inglobando tante figure, ad esempio i videomaker, che finora hanno operato all’esterno. ‘’Entrando a far parte di una comunità – afferma – possono godere di una rappresentazione giuridica che offra garanzie, nonché avere un codice deontologico di riferimento’’.

‘’Insieme a una nuova legge professionale – rileva Bartoli – devono anche essere riviste con la stessa urgenza anche le altre norme che regolano l’attività giornalistica a partire dalle querele bavaglio, alla depenalizzazione del reato di diffamazione e all’estensione del segreto professionale anche ai pubblicisti’’.

In proposito Bartoli ricorda che la Commissione europea – che nella fase di partecipazione pubblica lo ha interpellato – ha adottato un regolamento per proteggere il pluralismo e l’indipendenza dei media in Europa. ‘’Un soggetto regolatore coordinato – afferma – è positivo soprattutto per la tutela della segretezza delle fonti, vietando il cosiddetto utilizzo di ‘’spyware’’, ossia software ambientali per registrare le conversazioni. Invece per quanto riguarda le piattaforme degli OTT non basta una autoregolamentazione per evitare la falsificazione delle notizie, dobbiamo invece poter mettere le mani sulla struttura degli algoritmi’’.

Riguardo al contratto di lavoro della categoria, fermo da un decennio, il Presidente dell’Ordine dei Giornalisti afferma che il problema attiene al sindacato e ai vari soggetti datoriali dalla Federazione Italiana Editori Giornali, Fieg, ad Aeranti-Corallo, che rappresenta le imprese radiotelevisive, all’Associazione nazionale stampa on line, Anso, alla Federazione Italiana Settimanali Diocesani, Fisc. ‘’Comunque una scelta positiva da parte delle Federazioni – rileva – potrebbe essere quella di diversificare i contratti, come ha fatto Aeranti-Corallo, che ha già contrattualizzato un migliaio di lavoratori. Inoltre bisogna capire come tutelare anche i lavoratori autonomi, i cosiddetti freelance, in grande crescita’’.

Infine secondo Bartoli è apprezzabile, come sta operando il sottosegretario all’editoria Alberto Barachini, una rimodulazione del fondo per il pluralismo che tenga in maggior conto la transizione tecnologica. ‘’Tuttavia di fronte al ruolo strategico della comunicazione e dell’informazione a sostegno della società democratica – sottolinea – occorrerebbe disporre anche di risorse aggiuntive , necessarie per sostenere il non facile sviluppo, anziché tamponare solo le emergenze’’.