L’aria che tira sui giornali. Ergastolo agli scafisti. Ma per la Meloni resta l’incubo del domani

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Ed ecco il “Cupro day” che i giornali, a secondo del loro orientamento, definiscono “farsa” o “successo” per un governo che all’inizio del suo non facile percorso avrebbe preferito evitare. Con una Meloni tallonata da Salvini che, tra fischi e applausi, cerca allontanare lo spettro di una tragedia che, se non si troveranno efficaci rimedi, chissà quante volte potrebbe ripetersi.

E il “piano”, abbozzato dalla premier in poche ore, non poteva che essere quello del doppio binario: spietata caccia, con pene di 30 anni o persino dell’ergastolo, agli orridi scafisti e varo invece di un nutrito piano che consenta ai migranti che ne avranno titolo di approdare indisturbati sulle nostre coste. Con l’aggiunta che i parenti delle vittime di Cutro verranno presto ricevuti con tutti gli onori a Palazzo Chigi.

Ma sì che il governo, ci mancherebbe, non avrebbe, in un simile frangente, potuto dire altro, però che guaio per la premier non aver ricordato quel che su questo argomento aveva detto Angela Merkel anche ai giornalisti pochi giorni prima di porre termine al suo lungo e tribolato cancellierato. Tra non troppi anni, aveva detto Merkel , è possibile, anzi probabile che il continente africano diventi una polveriera anche a causa della natalità che farà presto della Nigeria – 500-600 milioni di abitanti e di bocche da sfamare – il terzo paese più popolato al mondo. Con la conseguenza che, sotto il peso dei suoi abitanti, quel continente cercherà sbocchi altrove e dove se non nello “scivolo” del breve tratto di mare che li separa dall’Italia e dall’Europa?

E quindi la Meloni, pur avendo fatto bene ad aprire le porte agli emigranti “buoni” dei quali il nostro paese, per scarsità di mano d’opera, ha bisogno, non può non riflettere su quel che potrà riservarci invece, da qui a dieci o vent’anni, il futuro. Già l’ostile reazione della Francia ai nostri sbarchi dovrebbe aprirle gli occhi. Per non parlare della lungimirante Germania che già da tempo ha fatto il pieno di emigrati turchi. E di una Gran Bretagna che, pur avendo ora un premier emigrato, ha deciso di chiudere la manica a chi non ha titolo per entrare. Quindi fa bene la Meloni a “studiare” piani di graduale e controllato “assorbimento” dei flussi migratori che, tra l’altro, è la credenziale di cui ha bisogno per essere accolta, se lo vorrà, nel partito popolare europeo, ma è bene che sappia che sta percorrendo un campo minato.