L'Aula della Camera dei Deputati (Foto ANSA)

Equo compenso, ok a correttivo tecnico. Norma torna a Camera. Maggioranza punta a tempi stretti.

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Il testo della legge sull’equo compenso viene corretto tecnicamente ma nella sostanza non cambia. Sara’ invece necessario un ulteriore passaggio alla Camera per l’ok definitivo del provvedimento, mentre viene ribadito l’obiettivo di accorciare il piu’ possibile i tempi necessari. E’ questo il quadro che emerge al temine dei lavori della commissione Giustizia del Senato che nel pomeriggio di ieri ha votato gli emendamenti al testo, dando il via libera alla modifica tecnica (all’art.7, che cancella una norma nel frattempo abrogata dall’entrata in vigore della riforma Cartabia) senza la quale sarebbe scattata la nullita’ del disegno di legge sull’equo compenso e bocciando tutte le altre proposte di modifica, alcune delle quali sono state pero’ recepite dai 4 ordini del giorno approvati. Per la norma si tratta dunque ora di un allungamento dei tempi di approvazione che preoccupano esecutivo e maggioranza, sia per la stretta connessione della norma con i piani del Pnrr e in vista del loro avvio, sia per le forti pressioni che il tema solleva, toccando importanti interessi, basti pensare ai soggetti interessai alla norma, ovvero oltre ai professionisti iscritti a un Ordine o a un collegio professionale (come commercialisti, architetti, ingegneri, avvocati, ma anche tecnici non iscritti che svolgono una professione in base alla legge n.4 del 14/1/2013), gruppi bancari, assicurazioni, pubblica amministrazione e aziende con un fattuato di 10 milioni di euro all’anno e almeno 50 dipendenti.

Cosa prevede la legge

Il disegno di legge sull’equo compenso ricalca fedelmente il precedente ddl presentato sotto il governo Draghi (si riusci’ a votarlo solo alla Camera, a causa della fine anticipata della legislatura) ed e’ stato riproposto dall’attuale maggioranza con prima firma della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. Il testo, gia’ approvato all’unanimita’ dall’assemblea di Montecitorio, si trova al Senato in seconda lettura. Nel merito il disegno di legge punta a porre rimedio a situazioni di squilibrio nei rapporti contrattuali tra professionisti e clienti “forti”. Stabilisce come equo il compenso che sia “proporzionato alla quantita’ e alla qualita’ del lavoro svolto, al contenuto e alle caratteristiche della prestazione professionale e conforme ai compensi” oggi stabiliti dai ministeri competenti (ad es. per gli avvocati il decreto emanato dal ministero della Giustizia). Dichiara inoltre la nullita’ delle clausole (non dell’intero contratto) che prevedono un compenso per il professionista inferiore ai parametri, rimettendo al giudice il compito di ridefinire il compenso iniquo, condannando la parte al pagamento della differenza con quanto effettivamente versato e prevedendo anche l’eventuale condanna al pagamento di un indennizzo a favore del professionista. Sono nulle, tra le altre, anche tutte le pattuizioni che vietano al professionista la richiesta di anticipi o di rimborsi spesa, che prevedano termini di pagamento superiori ai 60 giorni dalla presentazione della fattura o di richiesta di pagamento equivalente, o che riservino al cliente la facolta’ di pretendere prestazioni aggiuntive da eseguire a titolo gratuito o di modificare unilateralmente il contratto, come pure quando ci sia il rifiuto di stipulare in forma scritta suoi elementi essenziali. E’ prevista la possibilita’ di adottare modelli standard concordati con le rappresentanze professionali, presumendo che i compensi indicati siano equi, fino a prova contraria. La legge stabilisce che la nullita’ sia rilevabile d’ufficio. Il professionista puo’ chiedere la rideterminazione dei compensi davanti al tribunale del suo luogo di residenza.

I parametri di riferimento delle prestazioni professionali andranno aggiornati ogni due anni, mentre si demanda agli ordini e ai collegi professionali l’adozione di norme deontologiche che sanzionino il professionista che violi le disposizioni dell’equo compenso. Il giudice potra’ chiedere agli ordini o ai collegi professionali un parere di congruita’ dei compensi, che avra’ l’efficacia di titolo esecutivo. E’ prevista la possibilita’ di class action da parte delle rappresentanze professionali e si istituisce presso il ministero della Giustizia un Osservatorio nazionale sull’equo compenso, con compiti di vigilanza, di proposta, di espressione pareri e con l’obbligo di presentare una relazione annuale alle Camere della propria attivita’.

Iter provvedimento e prospettive

Tecnicamente si tratta ora di attendere i pareri di competenza delle altre commissioni, dopo di che’ sara’ possibile votare il mandato al relatore per il passaggio all’esame dell’aula. “Intenzione della maggioranza e mio e’ quello di accelerare” spiega la relatrice del disegno di legge in commissione, Erika Stefani della Lega, che non nasconde l’intenzione di rendere il piu’ breve possibile l’espletamento dei passaggi al Senato e portare in tempi ristretti il provvedimento alla Camera per il via libera finale. “E’ per questo che spero venga approvata la sede deliberante della commissione, che consente di bypassare il voto dell’aula del Senato e riportare subito il testo a Montecitorio” aggiunge. Gia’ ieri e’ stata presentata dalla maggioranza questa richiesta, bloccata pero’ dal voto contrario del Pd. “Spero che ci possa essere un ripensamento nel frattempo” confida Stefani, che per quanto riguarda il merito della norma e le proteste dell’opposizione, ammette la possibile necessita’ di successivi ritocchi (“tutte le norme sono migliorabili anche alla luce della loro applicazione”) . L’alternativa sarebbe lo slittamento di qualche settimana dell’approvazione di questa norma cui la maggioranza tiene molto. “Si tratta dell’affermazione di un principio importante, e non scontato, che ha avversari molto potenti” aggiunge la relatrice, che sottolinea anche l’importanza dell’approvazione dei quattro ordini del giorno che di fatto recepiscono alcune delle proposte di modifica presentate anche dall’opposizione.

Gli ordini del giorno approvati in commissione

Gli odg approvati impegnano il governo a rivedere i meccanismi sanzionatori e disciplinari, valutando l’opportunita’ di eliminare la previsione che impone agli ordini e ai collegi professionali di adottare sanzioni disciplinari (questo per evitare disparità di trattamento fra professioni deontologicamente disciplinate e quelle non disciplinate). Si impegna l’esecutivo a valutare l’allargamento della norma a realta’ oggi escluse (come ad esempio le societa’ veicolo di cartolarizzazioni o agenti di riscossione) o ad altri contraenti (ad esempio societa’ di dimensioni oggi non previste) e comunque a valutare successive iniziative legislative per estendere ulteriormente la disciplina dell’equo compenso; ad ampliare con altre rappresentanze l’Osservatorio introdotto dalla legge.