L’aria che tira sui giornali. Dalla guerra al clima, l’urgenza di muoversi subito

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Chi ha sfogliato oggi le pagine di un giornale è probabile che abbia avuto un attacco d’ansia per la raffica di notizie che, se preludessero a cambiamenti radicali, potrebbero sconvolgere il suo tran tran quotidiano.
E non solo perché Xi e Putin hanno “confabulato”, chiusi in una stanza, per più di quattro ore per decidere chissà che ma anche perché, prima la Nasa e poi persino l’Onu, hanno annunciato – ma sarà poi vero? – che le acque del pianeta si sono alzate di 9,1 cm e la temperatura della terra di 3,5 gradi, che è quanto basta, se non si interverrà in tempo, per arrivare tra non molto alla fine del mondo. 

Con altri “spiccioli” non da poco che riguardano l’Italia, perché se continueranno i ritardi nell’attuazione del Pnrr, il nostro paese, scrivono i giornali, rischierà di dire addio ai 100 e più miliardi che l’Ue ci aveva promesso. 

E poi si era mai visto, in Svizzera, considerato l’inattaccabile forziere del mondo, un crac finanziario come quello di Credit Suisse? Per non parlare poi del rovello del rapido surriscaldamento della terra su cui il governo in carica non ha preso ancora posizione, se si esclude la Lega di Salvini che invece è partita subito all’attacco sostenendo sul quotidiano Libero che “la follia ecologista della Ue” sullo stop ai motori a benzina e su case che dovranno essere solo green“ ci costerebbe 120 miliardi l’anno”. Quanto basta per mandare “a rotoli in pochi anni il nostro paese”. 

E pazienza che buona parte dei nostri ghiacciai si stia sciogliendo e che, a causa della siccità, la frutta sia diventata incommestibile, perché è più urgente pensare al “ponte” sullo Stretto da tempo sognato dagli amanti delle quattro ruote “e guai a chi ossa toccarle”. 

Questo per dire che sarebbe tempo che il governo mettesse mano ad un serio e lungimirante piano energetico che, pur evitando “follie ecologiste”, consentisse a questo paese di campare ancora a lungo.
Basterebbe farsi un giretto per le vie della capitale per capire come le auto – ormai due o tre per ogni pur ristretto nucleo familiare – stiano rendendo l’aria irrespirabile.
O sostare sugli argini di un Po che, in pochi anni, ha quasi dimezzato il volume delle acque indispensabili per l’irrigazione delle campagne più ricche del paese. 
E’ vero che la sinistra ha fatto poco o niente su questo versante, ma questo non dovrebbe essere per la destra un motivo in più per fare qualcosa?