Matteo Salvini (foto Ansa)

L’aria che tira sui giornali. E venne il giorno del facilitatore Salvini

Condividi

Era da giorni che Matteo Salvini preparava con cura il suo exploit, roba fulminante da rivoluzione cartesiana che avrebbe intasato prime pagine e canali tv; e ci sarebbe anche riuscito se l’improvviso e inaspettato malore di papa Bergoglio non avesse fatto correre i cronisti al Gemelli. Però l’annuncio – altro che terremoto dell’Irpinia – rintrona lo stesso perché nessuno prima di lui aveva osato mettere mano ad una riforma che – titola ‘Libero’, il suo più fedele quotidiano – “farà ripartire l’Italia”.

Ed eccolo qui difatti il decreto che smantella, annienta, insomma, azzera il groviglio di “vessatorie” norme che regolano gli appalti pubblici, finite – ci vorrebbe la Treccani per elencarle tutte – nel tritacarne dei pubblici ministeri, ogni volta che anche un piccolo Comune provava a indire una gara anche per la costruzione di un ponticello da quattro soldi.

Ed eccole, in 126 articoli, le norme che dovrebbero “facilitare” il lavoro di Comuni e imprese per un paese che vorrebbe finalmente ripartire in fretta e alla grande: niente più gare il cui iter burocratico, come è accaduto in questi anni, centuplica i tempi per la messa in opera anche di un solo mattone. Anche se poi, spiega il decreto, occorre procedere subito alla “digitalizzazione” di ogni accordo e contratto in modo che si possa verificare per tempo la loro legittimità e “trasparenza”. Insomma un uragano di riforma – il lettore farebbe bene a leggersi il testo integrale del decreto – che ha già fatto venire il mal di pancia all’Anac, la struttura pubblica che si occupa della corruzione. E’ presto per dire che fine farà il decreto che ora dovrà avere anche il placet del Parlamento, è chiaro però che la destra farà di tutto per riuscire a farlo approvare. Anche se non è chiaro cosa ne pensi la Meloni: è d’accordo o lo utilizzerà per mettere nell’angolo il suo intrepido “facilitatore”?