Windtre separa la rete. Sindacati pronti allo sciopero: no a spezzatino

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L’operatore tratta per cedere il 60% al fondo svedese Eqt. Acordo possibile entro fine 2023. I sindacati chiedono l’intervento del governo

Windtre presenta ai sindacati la separazione della sua rete, il cui 60% sarà ceduto al fondo svedese Eqt quale partner finanziario. “Tutta l’infrastruttura attiva di rete oltre alle relazioni contrattuali con le terze parti, i servizi di connettività wholesale, e tutto il personale (per un totale di circa 2.00/2.200 lavoratori) saranno trasferiti nella Netco” in circa 6/9 mesi.
Lo annunciano i sindacati che, scrive Ansa, avviano le procedure di raffreddamento in vista dello sciopero e, in una più generale ‘vertenza tlc’ chiamano il Governo ad “assumersi le proprie responsabilità”.

Cosa resta a WindTre

Il 29 marzo Gianluca Corti e Benoit Hanssen, i due amministratori delegati, hanno incontrato le Segreterie nazionali e territoriali di Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom Uil confermando il piano di separazione.
In capo a WindTre “resteranno invece tutte le licenze, le funzioni Marketing & Sales e la parte informatica, per un totale di circa 4.000 dipendenti che “diversificherà il business andando a cercare quei mercati che hanno un maggiore valore, quali quello energetico, assicurativo e della sicurezza, sia in ambito Consumer che Business”.

Sindacati contrari

I contratti definitivi non sono ancora stati firmati, spiegano i sindacati apprezzando di essere stati coinvolti in anticipo rispetto alle tempistiche di legge, ma questo non cambia la loro posizione: “abbiamo espresso la nostra totale contrarietà ad ogni progetto che preveda lo spezzatino aziendale e che superi il modello integrato” scrivono. La scelta di WindTre di vendere l’infrastruttura di rete “rappresenta un precedente negativo, rispetto a quanto fatto sino ad oggi nel settore. Si tratta di una scelta inedita e, per quanto ci riguarda, completamente sbagliata”.

“Si tratta di una operazione finanziaria, di corto respiro anche per i conti economici, che a breve si rivelerà per quello che è: un impoverimento tecnologico del secondo operatore di telefonia del Paese, con probabili ricadute anche di carattere occupazionale” aggiungono.

WindTre “si trasformererebbe inevitabilmente in un mero rivenditore di servizi, livellando sempre più verso il basso l’offerta tecnologica complessiva. Una società di circa 4.000 persone focalizzata solo nella vendita di connettività in un mercato ipercompetitivo non tarderà ad avere problemi di tenuta occupazionale. Anche per la società di rete non può sfuggire a nessuno come la proprietà, affidata ad un Fondo di investimento, che per sua natura deve garantire ritorni economici ai propri sottoscrittori, nel giro di pochi anni creerà problemi sia di tenuta occupazionale che di assoluta dipendenza di WindTre dalle scelte di una società terza”.

l progetto “è sbagliato e lo combatteremo con tutti i mezzi a nostra disposizione” ribadiscono e concludono con un richiamo al Governo: “deve assumersi le proprie responsabilità se non vuole continuare, come fatto negli anni passati dai precedenti esecutivi, a trincerarsi dietro la libertà di mercato, e ritagliarsi il ruolo di spettatore impotente, mentre l’Italia in piena transizione digitale continua a rimanere indietro, e migliaia di lavoratrici e lavoratori perdono ogni giorno professionalità, salario e diritti”.