L’aria che tira sui giornali. Mentre anche gli alberi diventano un problema, Renzi va a dirigere un giornale

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In un paese attonito – in queste ore non si parla d’altro- per le sempre molto gravi, ora si parla anche di leucemia, condizioni del Cavaliere, ecco spuntare all’improvviso il problema della mancata “forestazione” di molte delle nostre aree urbane, per la quale il Pnrr ha stanziato 330 milioni di euro.
E il solerte quotidiano di via Solferino vi si butta a pesce sostenendo che di questi alberi salvifici per l’ambiente non c’è ancora quasi traccia né a Milano né altrove.

Motivo: l’incapacità degli organi competenti di scegliere le aree dove piantarli nonostante che anche la Corte dei Conti  ne avesse sottolineato da tempo  l’urgenza.

E così, altro che ponte sullo stretto, esplode l’ennesima grana con conseguente palleggiamento di responsabilità tra chi, bandendo le gare, avrebbe dovuto scegliere le aree e poi mettere mano per tempo al salutare verde ad esempio in una capitale che sta invece diventando conclamato esempio di totale e forse irreversibile cementificazione. E la politica che si strappa le vesti scaricando però gran parte delle responsabilità sulla burocrazia “che è ora di cambiare perché nido di sfaticati e di incompetenti” per colpa di chi non si sa perché nessun partito rappresentato in Parlamento se ne sente responsabile.
E mentre esplode l’ennesima buriana, ecco che tocca a Fitto, il ministro per i rapporti con l’Europa, chiedere a Bruxelles, su date e impegni, l’ennesima proroga che probabilmente otterrà perché pare impossibile  che i burocrati di lassù vogliano lasciare a piedi un paese importante come l’Italia. 

Ma ecco che il lettore sfoglia i giornali e trova una notizia a tutta pagina ancora più succosa, quasi da sorpresa di Pasqua: la decisione del senatore ed ex premier, Matteo Renzi di dirigere ‘Il Riformista’, un quotidiano – lo dice la parola stessa – che vorrebbe cambiare lo stato delle cose. E non c’è che fargli gli auguri anche se c’è un problema che non pare che sia stato ancora chiarito.
A differenza degli eletti in Parlamento, un direttore di giornale non gode della impunibilità per i reati di diffamazione che possono, in certi casi, prevedere anche la galera. Se ne è reso conto l’impavido ex premier?