Tarantinata a Milano

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La critica lo ama, la cronaca non proprio.
Quentin Tarantino era atteso ieri pomeriggio a Milano per l’anteprima della Milanesiana, primo evento della manifestazione la cui 24esima edizione debutterà poi il 23 maggio a Busseto. Occasione per presentare, dopo averlo già fatto a Brescia il giorno prima, il suo nuovo libro, ‘Cinema Speculation’. In attesa del prossimo – e annunciato ultimo – film, che dedicherà alla critica cinematografica.
Piazza del Duomo era tutta transennata davanti al nuovo negozio Mondadori. I fan assiepati da ore, smartphone alzati pronti all’immagine indimenticabile.

Nel soppalco

In prima fila le telecamere dei Tg. L’altra stampa dotata di pass ‘Soppalco’, ossia collocata – tutti in piedi, perché i posti a sedere in libreria sono pochi e riservati a una ventina di ‘amici’ della Milanesiana – sopra la saletta in cui doveva palesarsi il grande regista.
Gomito a gomito, telecamera a telecamera, taccuino a taccuino: tutti insieme più o meno appassionatamente.
Con passaggi avanti e indietro della security: niente telefonini, chissà mai che… Che cosa? Che magari ci scappasse una foto. Cosa che ovviamente è scappata a tutti, con risultati purtroppo mossi causa maneggi per non farsi bloccare.

Quentin Tarantino, Elisabetta Sgarbi


Con un’ora di ritardo arriva infine Quentin Tarantino, calcando un silver carpet, tappeto argentato riflettente piazzato in piazza. Calcando e cavalcando: passo rapido, davanti alle telecamere procede senza aprir bocca (comunque sempre coperta da una mascherina blu). Entra e ci impiega un po’ a riapparire davanti al pubblico che lo invoca tendendo copie del libro (e una ragazza sfoggiando anche una maglietta con il nome di lui a tutto torace).
I fan sono tutti dotati di un esemplare di ‘Cinema Speculation’ (Nave di Teseo), di cui non a caso l’editrice Elisabetta Sgarbi vanta già tre riedizioni in pochissimo tempo: solo chi lo acquistava in libreria ha avuto il diritto di accedere agli interni, anziché restare a sbracciarsi oltre le transenne.


Non che l’accesso abbia prodotto chissà quali vantaggi. A parte la firma dell’autore, in corpo gigante.
Perché dopo la presentazione della Sgarbi, che legge le motivazioni con cui la Milanesiana ha deciso quest’anno di premiare Tarantino Maestro del cinema, Antonio Monda in primis spiega di aver appena intervistato il regista, in secundis ne tesse un elogio di un pugno di minuti, e alla fine prova a cedergli la parola.
Con aplomb e sintesi, Quentin spiega però che non è lì per parlare, ma solo per firmare.
Stop, scena finita. I fan restano a orecchie asciutte.
I giornalisti – cui era stato spiegato che non ci sarebbero state interviste ma che comunque Tarantino avrebbe parlato con il pubblico, e magari avrebbe letto qualche pagina del libro – sono pregati ‘vivamente’ di andarsene, sgomberare il famigerato soppalco. D’altra parte, la mossa non è ormai così originale. Sempre più spesso, è questo che si chiede alla stampa: di – parafrasando Amleto – essere e non essere, intervenire ma tacere, dire che l’evento c’è stato e però non interloquire.