William Lai (foto Ansa)

L’aria che tira sui giornali. Ora è il futuro di Taipei che far tremare l’ Europa

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“Non siamo vassalli ed è bene che la Casa Bianca se lo ricordi”, ripete a tutti Macron, reduce da un incontro con Xi che gli ha fatto toccare con mano quanto ormai sia concreto il rischio di una guerra per Taiwan.
Neanche fosse un piccolo De Gaulle, eccolo profilare, negli incontri che sta avendo all’Eliseo, scenari che, per le dimensioni e le complicanze di un tale conflitto, dovrebbero far accapponare la pelle anche ai suoi partner europei.
E fanno bene alcuni dei nostri più diffusi quotidiani a dare spazio a un problema che tra non molti mesi potrebbe sconvolgere anche la vita degli italiani.

Ecco il succo della situazione. Mentre la Cina, con manovre e sempre più massicce esercitazioni militari ormai a pochi passi da Taipei, sta mostrando di volersi prendere Taiwan in un solo boccone, è cominciata sull’isola la campagna elettorale che a gennaio dovrà indicare il nome del nuovo presidente di uno Stato che è e vuole restare indipendente. William Lai (nella foto Ansa), forse il più quotato oggi dei candidati, se ne esce dicendo che “non è necessario dichiarare l’indipendenza perché Taiwan è di fatto uno stato sovrano e indipendente e gli elettori a gennaio dovranno decidere se continuare
sulla via della democrazia e della libertà”.
C’è anche chi sostiene che è necessario aprire trattative per le relazioni tra le due sponde dello stretto e che per questo gli elettori di Taipei “affronteranno una scelta tra pace e guerra”.

Ma, stando ai sondaggi, solo il 27% degli elettori di Taiwan sarebbe favorevole – considerando la loro isola ancora “cinese” – ad una simile trattativa.
E’ per questo che Xi pare ormai deciso a prendersi l’isola con la forza anche se non avrebbe ancora deciso quale scegliere fra tre opzioni: l’invasione dell’isola manu militari; il suo “blocco totale” in modo da distruggerne l’economia; la creazione di una specie di “regime fantoccio” che potrebbe salvare capre e cavoli, magari con un tacito assenso anche da parte degli Stati Uniti che, se Trump tornasse alla Casa Bianca, non sarebbe poi forse impossibile.

Insomma capirà il lettore che siamo di fronte a un colossale enigma che dovrebbe fare tremare i polsi anche ai paesi
dell’Unione europea improvvisamente coinvolti in un conflitto di enormi dimensioni.
Ed ecco perché, incrociando le dita, Macron ora si sbraccia dicendo che la Francia, nel caso di guerra, non intenderebbe essere della partita. E figuriamoci l’Italia che, già, a causa di Putin, sta vedendo i sorci verdi.