Tim, il Cda risponde agli azionisti: nessun aumento di capitale in programma

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Il board della telco risponde agli azionisti in vista dell’assemblea di giovedì. Tra le contestazioni, spiccano quelle di Vivendi

In vista dell’assemblea in programma il 20 aprile, Tim risponde alle domande che gli azionisti hanno inviato preventivamente alla società.
In particolare, ricorda Ansa, il gruppo telco si è trovato a fronteggiare le richieste di Vivendi, primo socio con una quota vicina al 24%, che, già nei giorni scorsi ha fatto intendere di essere pronto a dare battaglia. Non sono sulla Rete, per la quale ha ampiamente chiesto di parlarne in un’assemblea straordinaria.

Remunerazione

Tra i temi contestati, la media company francese ha puntato il dito contro la politica di remunerazione. Come “gli azionisti possono avere fiducia che i nuovi (per lo più non divulgati) obiettivi, contenuti nella politica (di remunerazione, ndr) proposta, siano sufficientemente impegnativi?”, hanno chiesto.

Il piano Industriale 2023-25, ha risposto Tim, “risulta più ambizioso e sfidante rispetto al precedente piano industriale 2022-24, anch’esso approvato all’unanimità dal Consiglio di amministrazione”.
La relazione sulla politica in materia di remunerazione e sui compensi “sono stati redatti in conformità agli schemi di cui al Regolamento Consob in materia di emittenti e in linea con la prassi del mercato, anche in termini di dettaglio nella disclosure” ha precisato e la politica di remunerazione 2023 “supporta il raggiungimento degli indirizzi definiti nel Piano promuovendo, attraverso il bilanciamento e la selezione dei parametri di performance dei sistemi di incentivazione di breve e di lungo termine, l’allineamento degli interessi del management agli obiettivi di creazione di valore per gli azionisti e di successo sostenibile dell’impresa in una prospettiva di medio-lungo periodo”.

Vivendi mette in dubbio che siano stati dedicati tempo e risorse sufficienti al processo di definizione della retribuzione dei manager e chiede cosa ne pensa il cda. “L’istruttoria è stata ampia e approfondita” la risposta, durante 5 riunioni consiliari e 4 del Comitato nomine e remunerazioni . Il Comitato per le nomine e la remunerazione “è stato assistito dalla società di consulenza Mercer”

Candidati ‘selezionati secondo best practice’

Vivendi ha contestato i candidati a sostituire Arnaud de Puyfontaine. La società ha chiarito che “non avendo ritenuto di sottoporre proprie candidature all’Assemblea per la sostituzione di de Puyfontaine, non ha formulato specifiche indicazioni”. Per quanto riguarda invece Massimo Sarmi e Giulio Gallazzi, già cooptati in cda e che l’assemblea dovrebbe confermare “il Comitato per le nomine e la remunerazione ha svolto approfondite attività istruttorie, operando in linea con le best practices e avvalendosi anche dell’assistenza di autorevoli consulenti”.

Nessun processo di vendita del Brasile

Tra gli altri quesiti, non posti da Vivendi, richieste informazioni su Tim Brasil, su cui “Non vi è allo stato attuale nessun processo di vendita”.

Un aumento di capitale “non è nei piani”

Tim non prevede un aumento di capitale. “Il piano industriale 2023-2025 non ipotizza necessità di aumento di capitale nell’orizzonte considerato e non prevede una Tim “venditrice di soli contenuti”, il core business dell’azienda rimane la fornitura di servizi e reti di telecomunicazione”, ha chiarito il gruppo.
“Esistono alcuni business che si integrano più facilmente rispetto ad altri con questo core business, per asset e skill disponibili, per sinergia sulle capacità commerciali, o magari per opportunità di mercato – per esempio, il cloud o appunto i contenuti – ma, pur importanti, rimangono tuttavia business ancillari. Non c’è in vista nel gruppo un cambiamento di orientamento in tal senso. Anche qualora si procedesse effettivamente con un delayering della società separando la rete fissa e la parte orientata ai clienti business (della quale si manterrebbe il controllo), la business unit consumer rimarrebbe una realtà infrastrutturata con la rete mobile ed un proprio Backbone IP, e la sua strategia non prevederebbe una evoluzione in una logica di venditrice di soli contenuti”, ha aggiunto. “L’ambito dei contenuti è comunque un’area sulla quale si sta lavorando per migliorarne la profittabilità intrinseca, anche rispetto a scelte effettuate in passato” ha concluso.