L’aria che tira sui giornali. Confcommercio una mina vagante

Condividi

Per i limiti che il governo vorrebbe imporre agli utilissimi migranti “speciali”

Mettiamola così: è naturale e anche comprensibile che la Premier, causa il vorticoso succedersi dei suoi quotidiani impegni, non ultimo la presenza al Salone del mobile a Milano, vetrina di un fetta di mercato che da sola muove miliardi, non abbia avuto il tempo di gettare l’occhio su una strisciolina di agenzia nella quale Confcommercio denunciava, a tinte forti, la mancanza “di almeno 180 mila lavoratori” oggi indispensabili per far ripartire il mercato dopo l’infausta stagione del Covid.

Ma ci pare invece grave che la corte dei suoi collaboratori non gliela abbia per tempo segnalata illustrandone i suoi minacciosi e preoccupanti contorni. Eh sì perché era un categorico no! ai limiti che il governo vorrebbe imporre alle centinaia di migliaia di migranti che da tempo operano in Italia sotto l’ombrello della “protezione speciale”. E avrebbero dovuto anche spiegarle quale “peso” politico e quindi elettorale abbia sempre avuto, con aggiunta di bar, ristoranti e alberghi anche essi rappresentati da questa confederazione, questo problema, tanto che non c’era governo dc e poi di Forza Italia che non si prodigasse, in ogni occasione, per venire incontro, con leggi e altro, ai desiderata di questo potente e ingombrante settore della nostra economia.

Ed è probabile che lo stesso Berlusconi, se, nel frattempo, non fosse incappato in giorni e giorni di terapia intensiva, ne avrebbe dette alla premier di tutti i colori, tipo “ma sei pazza a metterti contro queste imprese che, con i loro milioni di voti, ti possono mandare a casa alla prima occasione?” Per dire che oggi non c’è bar, ristorante e caffetteria che, profittando dei dehors concessi loro al tempo del covid e poi nella maggior parte mantenuti, non sia ricorso a questi migranti “speciali” da sempre considerati più affidabili e meno esosi di altri.

Questo per dire che anche la battuta fatta ieri alla Fiera dl mobile dalla Meloni (“prima dei migranti diamo lavoro alle nostre donne”) rischia di inimicarsi una buona fetta di elettorato che non ci pensa proprio a simili e scarsamente realizzabili alternative. E farebbe bene la maggioranza a tenerne conto dopo l’approvazione, tra mille ripensamenti e retromarcia, della legge Cutro da parte del Senato.