Giancarlo Giorgetti (foto Ansa)

L’aria che tira sui giornali. Niente tasse a chi fa figli? Ma il sogno dura solo 24 ore

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Togliere le tasse a chi fa figli è davvero roba grossa ed è normale che i giornali vi si tuffino a pesce anche se, per ora, si tratta solo di un’ipotesi messa sul piatto dal ministro leghista all’Economia e Finanze Giancarlo Giorgietti che, scrive il ‘Corriere della sera’ riportando anche le dichiarazioni del sottosegretario alle imprese e al made in Italy, Massimo Betonci, “con il riordino della spesa potrebbe avere le coperture”.

“Magari con i tagli dell’Irpef da due figli in su”, chiosa ‘La Repubblica’. O magari “azzerando le tasse al figlio fino alla laurea” aderisce ‘La Stampa’, il quotidiano diretto da Massimo Giannini, nonostante che sia in guerra con il governo Meloni fin dal primo giorno.
Come non sorprende che sia cauto anzi quasi morbido ‘Avvenire’, il quotidiano delle diocesi da sempre all’erta per la denatalità, perché che male ci sarebbe “se si azzerassero le tasse per le famiglie con almeno due figli?”.

Scontato invece, senza se e senza ma, il consenso, quasi un tripudio, dei quotidiani di destra. “Reddito di gravidanza. Niente tasse a chi fa figli. Meloni e Giorgietti contro le culle vuote” inneggia ‘Il Giornale’ di Berlusconi da poco acquistato da Angelucci, che aveva già nel suo carniere il ‘Tempo’ e ‘Libero’, il quotidiano che oggi inneggia “al governo della famiglia, niente tasse a chi fa figli”.
E perché non citare anche i giornali – ‘La Nazione’, ‘Il Resto del Carlino’ e altri – della famiglia Riffeser che infiorano l’ipotesi che “proprio il fisco potrebbe far bene alle culle” perché non è forse vero che una famiglia su tre oggi non fa figli perché le finanze non glielo permettono?

Insomma è come se per un giorno mezza Italia si fosse concessa il lusso di sognare ad occhi aperti perché lo sanno anche le pietre che una riforma del genere manderebbe a gambe all’aria un bilancio dello Stato che già conta su disavanzo tra i più alti del mondo. E figuriamoci cosa accadrebbe al nostro spread se il governo portasse in Parlamento una riforma del genere. E’ chiaro però che, con o senza Meloni, qualcosa- prima o poi- bisognerà pur fare. Magari mettendo mano a quella specie di idrovora della spesa pubblica che si mangia più della metà di quel che rende infischiandosene di chi, pagando le tasse, avrebbe il diritto di vivere in un paese dotato di infrastrutture e di servizi finalmente adeguati.

Per ora, le quattro righe stilate da Giorgetti & Co non ci rassicurano affatto.