Tim, l’assemblea boccia la politica di remunerazione

Condividi

Via libera dall’assemblea degli azionisti di Tim (con il 99,9% dei voti favorevoli) il bilancio al 31 dicembre 2022, che si è chiuso con una perdita netta pari a 2,9 miliardi di euro coperta mediante prelievo da riserve.
Il gruppo tlc, in una nota, ha segnalato anche la conferma nella carica di Consiglieri di Giulio Gallazzi, con il 91,9% dei voti favorevoli (contrari 5,1%, astenuti 1,3%), e di Massimo Sarmi, con il 93,2% dei voti favorevoli (contrari 5,1%, astenuti 0,1%). Non è stato invece nominato il terzo Amministratore, non avendo le candidature proposte ottenuto le necessarie maggioranze.
Il mandato dei due Consiglieri nominati, si segnala, analogamente a quello degli altri Amministratori in carica, avrà durata fino all’approvazione del bilancio al 31 dicembre 2023.

No al pacchetto di remunerazione

Bocciato invece il pacchetto retributivo proposto per l’amministratore delegato della società. Su questo tema, segnalano le agenzie, Vivendi aveva preannunciato il voto contrario, per poi astenersi. La media company francese si è astenuta anche durante la votazione per la nomina del sostituto di Arnaud de Puyfontaine e così sono state bocciate sia la nomina di Paola Bruno, candidata dai fondi che Franco Lombardi, presidente di Asati autocandidatosi.

Il piano di incentivazione a lungo termine denominato Long Term Incentive Plan 2023- 2025 (con il 42,5% dei voti favorevoli, contrari il 10,6%, astenuti il 46,8%), si legge nella nota.
Dall’assemblea no anche per l’autorizzazione “all’acquisto di azioni ordinarie Telecom Italia al servizio del Piano di incentivazione a breve termine (Mbo) 2023 e del Long Term Incentive Plan 2023-2025 (con il 40,8% dei voti favorevoli, contrari il 13,4%, astenuti il 45,7%)”. 

Sui risultati, ha segnalato Tim, ha influito significativamente l’elevato numero di astensioni.