Libertà dei media, allarme Rsf: pessime condizioni in più di 30 paesi

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Nel 2023, secondo il World Press Freedom Index, è record di paesi in condizioni “pessime”.
L’Italia migliora la sua posizione

La libertà dei media è in pessime condizioni in un numero record di Paesi. E’ l’ultimo report annuale del World Press Freedom Index di Reporters Sans Frontières a lanciare l’allarme, fotografando una situazione difficile per il settore.

Record in negativo per la libertà dei media

Nel giorno in cui si celebra a livello mondiale la libertà di stampa, l’analisi ha rivelato uno scioccante peggioramento per la situazione dei media, con 31 paesi – su 180 – ritenuti in una “situazione molto grave”. Il punteggio è il più basso del rapporto, senza precedenti, rispetto ai 21 di appena due anni fa.
Degli altri paesi, 42 sono considerati in una situazione “difficile”, 55 “problematica”, mentre negli altri 52 è considerata “buona” o “soddisfacente”.

L’infografica del Guardian con la situazione degli ultimi tre anni a confronto

Le cause

L’aumento dell’aggressività da parte dei governi autocratici – e di alcuni che sono considerati democratici – unita a “massicce campagne di disinformazione o propaganda” ha aggravato le condizioni, secondo Rsf.
Da non sottovalutare anche le minacce che arrivano dalla tecnologia, con gli sviluppi dell’intelligenza artificiale. Da tenere d’occhio anche gli effetti messi in modo dal passaggio di proprietà di Twitter. “Musk, rileva l’analisi, sta spingendo all’estremo un approccio all’informazione arbitrario e basato sui pagamenti, dimostrando quanto le piattaforme siano sabbie mobili per il giornalismo”.

I poli opposti della classifica

Per il settimo anno consecutivo, la Norvegia occupa il primo posto. Alle sue spalle, l’Irlanda, che guadagna 4 posizioni, e scavalca la Danimarca, terza. Completano la top 10: Svezia (-1), Finlandia, che si conferma quinta, Paesi Bassi (+22), Lituani (+2), Estonia (-4), Portogallo (-2), Timor Est (+7).
Al capo opposto della classifica, si piazzano tre paesi asiatici: il Vietnam (178°), Cina, che scivola al 179esimo gradino, peggiorando di 4 posti. Chiude, senza grande sorpresa, la Corea del Nord.

Il primato per posti guadagnati spetta alla Malesia, che sale al 73esimo posto (+40), seguita da Togo (70esimo) e Botswana (65esimo), entrambi in crescita di 30 posti. Migliora di 27 posizioni anche l’Ucraina, che si piazza 79esima. Bhutan (90esimo), Kyrgyzstan (122esimo) e Kenya (116esimo) hanno il recordo di posizioni perse: in ordine -57, -50 e -47.

L’Italia si piazza 41esima, migliorando di 17 posizioni il suo piazzamento sul 2022, quando era 58esima. Tra gli altri paesi Ue la Grecia è il peggiore nell’Unione, al 107esimo posto, preceduto da Malta (84esima) e Ungheria (72esima).

Da segnalare il calo di 9 posizioni della Russia, che scivola al 164esimo posto, mentre gli Usa si piazzano 45esimi (-3). L’India scivola al 161mo posto, perdendo 11 posizioni.

La situazione in Tunisia

Tra le situazione più gravi, spicca la Tunisia. Il paese si inserisce tra quelli che hanno perso più posizioni nella classifica mondiale, 27 in tutto, arretrando dal 94esimo al 121esimo posto.
“Dalla rivoluzione del 2011 che ha cacciato il presidente Ben Ali fuori dal paese, la Tunisia ha vissuto una transizione democratica con molti colpi di scena. Il colpo di stato del presidente Kaïs Saïed nel luglio 2021 ha sollevato timori di un declino della libertà di stampa”, scrive Rsf, sottolineando come “la crisi economica ha indebolito l’indipendenza di molte redazioni, dominate da interessi politici o economici, e ha minato il nascente pluralismo mediatico”.