La scomparsa di Alessandro D’Alatri, regista di spot, cinema e tv

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Il Festival di Cannes Alessandro D’Alatri lo aveva frequentato a lungo.
Come regista pubblicitario prima, vincitore anche di un Leone d’argento, come regista cinematografico poi. Non ci tornerà più. È morto oggi, all’età di 68 anni.
Lo spettacolo Alessandro lo aveva nella pelle. Anche a distanza di tanto tempo e tanti lavori, amava ricordare di aver recitato da bambino in teatro per Luchino Visconti. Mentre su grande schermo da attore era stato chiamato da Vittorio De Sica, ai tempi del ‘Giardino dei Finzi Contini’.

Alessandro D’Alatri e Maurizio De Giovanni (ANSA/ GIUSEPPE CATUOGNO)

La sua storia cresce poi nella pubblicità, nome di punta di Filmmaster anni Ottanta e di quel gruppo di registi (Dario Piana, Riccardo Milani, Luca Lucini e diversi altri) che ha esercitato il proprio talento negli spot, per poi passare al cinema.
Fra gli oltre 100 commercial che ha diretto, i primi a venire in mente sono la saga di Massimo Lopez davanti al plotone d’esecuzione con ‘Una telefonata allunga la vita’, un Golia in bianco e nero stile ‘Rusty il selvaggio’ di Coppola, i più recenti Lavazza in Paradiso: sempre girati con un linguaggio molto cinematografico, nelle riprese come nel montaggio o nella direzione degli attori.

Tempo di cinema e tv

Nel 1991 debutta sul grande schermo con ‘Americano rosso’, e vince il David di Donatello. Diversi i film a seguire. Da ‘Senza pelle’, con un Kim Rossi Stuart al suo meglio, a ‘Casomai’ con Stefania Rocca, per arrivare a ‘La febbre’ e a una ‘Commediasexy’ che nel 2006 mostra un ‘onorevole’ Paolo Bonolis impegnato su un fronte come paladino della famiglia e sull’altro come amante di Elena Santarelli.
Per chi è più giovane, la filmografia di D’Alatri ha invece come punte di diamante la prima stagione del ‘Commissario Ricciardi’ e ‘I bastardi di Pizzofalcone’, entrambi nati dalle saghe di Maurizio De Giovanni, o ‘Un professore’ con Alessandro Gassmann, che lo ricorda commosso.
D’altro canto, commuoversi alla scomparsa di D’Alatri per chi lo conosce è inevitabile: persona gentile e delicata, sempre dotato di un sorriso e di quella zero arroganza che non sempre si trova fra i suoi colleghi.