Clemente Mimun il resistente

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Il direttore del Tg5 riceverà il Premio Carli 2023. Un record con tre direzioni di telegiornali, Tg2, Tg1 alla Rai, e poi Tg5 a Mediaset, ancora in sella. Pubblichiamo una bella intervista fatta da Vittorio Bruno e
pubblicata da Prima del 1999, che racconta molto bene che tipo d’uomo e di giornalista è Mimun

Questa sera, alle 17.30, al Teatro dell’Opera di Roma è in programma la consegna del Premio Carli, promosso dalla Fondazione che ha preso il nome dell’economista e statista Guido Carli, scomparso trent’anni fa.
Il premio, giunto alla 14ma edizione, quest’anno sarà assegnato a 15 personaggi, eccellenze dell’imprenditoria, della cultura e dello sport. Tra di loro c’è Clemente Mimun, da 16 anni direttore del Tg5.
Un riconoscimento assegnato dalla Fondazione, che ha come presidente  Romana Liuzzo, la nipote di Carli, e come presidente onorario Gianni Letta, a un giornalista che ha alle spalle un carriera di cinquant’anni  con le direzioni dei due più importanti telegiornali del Paese.

Romano, nato nell’agosto 1953, inizi da fattorino all’agenzia Asca , giornalista dal 1976, Mimun  è entrato in Rai nel 1983. Nel 1991 è in Fininvest, vice direttore,  con Enrico Mentana al Tg5. Nel 1994, con la vittoria di Silvio Berlusconi alle elezioni politiche, ritorna in Rai come responsabile del Tg2. Rimane nel ruolo per otto anni , fino a quando nel 2002 prende le redini del Tg1.

Per Mimun la vita in Rai non è stata facile già al Tg2 per le numerose polemiche e i pesanti attacchi, anche da parte sindacale, per una gestione del telegiornale considerata troppo sbilanciata verso il governo guidato da Berlusconi. E al Tg1 il clima si fa  davvero pesante.  Nel 2006 lascia, e dopo qualche mese alla direzione della Testata Servizi Parlamentari, nel 2007 è di nuovo a Mediaset, al vertice del Tg5.

Insomma, la sua è una storia professionale in prima linea, da vero combattente, come emerge chiaramente anche in questa intervista che Mimun ha rilasciato a Prima nel 1999.

L’alieno

E’ Clemente Mimun, direttore del ‘Tg2’, chiamato ‘l’alieno’ perche’ in un periodo di sinistra imperante le sue dichiarate simpatie vanno a Forza Italia. E lo chiamano anche ‘il panda’ perche’ e’ sopravvissuto all’ambiente ostile delle presidenze di Letizia Moratti ed Enzo Siciliano. Ma forse la vera ragione della sua longevita’ sta nel suo telegiornale, un buon prodotto

A Saxa Rubra, dove entro’ come redattore semplice nel 1983 sulla scia della lottizzazione craxiana, continuano a chiamarlo l’alieno, il panda, l’alibi, il marziano. Motivo: gli rimproverano, in mezzo al dalemismo o veltronismo imperante, le sue simpatie per Forza Italia e il centro destra.
Eppure tiene ininterrottamente il timone del Tg2 dal 1994 (dalla vittoria del Polo alle politiche) e nessuno è fino ad ora riuscito a dargli il ben servito com’e’ accaduto, invece, in questi anni a cinque direttori del Tg1 e sei del T3, tutti assai piu’ schierati di lui.

Le ragioni di questa sua tenuta da record in una struttura dove comanda soprattutto la politica possono essere tre: 1) e’ un buon professionista e sa reagire con il massimo di adrenalina quando tentano di metterlo sulla graticola; 2) fa comodo a una Rai gestita dalla sinistra mantenere buoni ascolti anche sull’altro versante; 3) Berlusconi ha tutto l’interesse a tenere, dentro le mura del nemico, una valida testa di ponte.
Però, in più occasioni, hanno tentato lo stesso di farlo a fettine. Ha cercato di rompergli le ossa Letizia Moratti che pure era arrivata a Viale Mazzini per il Polo; non gli ha fatto toccare palla per un anno e piu’ Enzo Siciliano; l’Usigrai, il potente sindacato dell’azienda, continua a trattarlo come uno zerbino.

Potrebbe fare le valigie ora perchè da Mediaset e da altri ha ricevuto offerte consistenti, ma non sembra averne molta intenzione anche perche’ ha voglia di fare un tg Rai di nuovo conio per gli anni Duemila e Celli, deus ex machina dell’azienda, sembra coccolarlo un po’. Ma sarà poi vero?
E come vive Mimun questa sua condizione di alieno? Prima gliel’ha chiesto in questa intervista.

Domanda – Ma non pensa che i tg stiano diventando tutti uguali e troppo ripetitivi? Gli utenti cominciano a essere un po’ stufi di questa marmellata quotidiana.
Risposta – L’ascolto tiene e, anzi, per quanto riguarda il mio tg, migliora. Ma credo che sia ormai indispensabile uscire da questa palude informativa nella quale tutti fanno piu’ o meno sempre le stesse cose.

D – E come bisognerebbe cambiarli i telegiornali?
R – Usiamo schemi vecchi anche se perfettini nella confezione. Il prodotto e’ troppo spesso un lungo elenco di notizie che allo spettatore lascia la bocca asciutta. C’e’ una valanga di argomenti sui quali si potrebbero fare, nel corso della giornata, tg specializzati. Invece vince il cliche’ generalista a tutte le ore. Che noia.

D – E lei si è un po’ stufato. Sta facendo le valigie?
R – Il mio tg va bene, ma proprio perchè è al top è l’ora di cambiare. Mi piacerebbe fare il primo tg del 2000 nuovo di zecca: tre edizioni con le notizie fondamentali e tutte le altre tematiche su argomenti che ora vengono affrontati in modo sommario. Mi spiega perche’, ad esempio, non si può parlare mai di economia in modo diverso, di Internet, fiori, arredamenti, moda che, per molta gente, è pane quotidiano?

D – Torniamo ai tg generalisti. La guerra per il Kosovo non ha dato grandi ascolti anche perchè la gente riesce a capire ben poco di questa guerra.
R – Abbiamo coperto molto bene la cronaca ma questa guerra si e’ trasformata per molti utenti in una specie di videogioco. Anche perche’ vedi solo quello che le fonti vogliono farti vedere.

D – Propaganda. Sull’uno come sull’altro versante.
R – Le fonti di informazione sono chiuse, blindate. Ha forse mai visto un tg che su questa guerra è riuscito a fare un vero scoop?

D – Qualche giorno fa Sorgi ha ricevuto sul cellulare una telefonata del segretario del Quirinale, Gaetano Gifuni, che si lamentava perche’ il Tg1 non aveva dato una dichiarazione di Scalfaro. E’ stato un black out di memoria o piuttosto il fatto che la visibilita’ dei direttori dei tg è in ribasso?
R – Per la verità, proprio in questi giorni, ci sono state polemiche in senso contrario per eccessiva visibilità dei direttori di tg. Comunque, e’ solo lo scherzo di un’agendina elettronica o di una segretaria distratta.

D – E’ vero che Palazzo Chigi la tratta come un pedalino perche’ lei e’ del centro destra?
R – A me non è mai successo con nessuno, nemmeno con D’Alema succede. Il rapporto è sereno e rispettoso.

D – Ma i politici continuano a rompervi i coglioni come una volta, o meno?
R – I casi sono due: o sono stato piu’ fortunato di Lucia Annunziata o certe cose non le fanno più come una volta. Chi rompe un po’ sono i partitini che si sentono sottoesposti.

D – Insomma, i grandi leader hanno un po’ allentato la presa.
R – Giocano piu’ di sponda. Ad esempio, rifiutano categoricamente i faccia a faccia. E le interviste le danno, dopo lunghe attese, quando fanno comodo a loro e non a noi.

D – Che interpretazione da’ dell’incontro Papa-Andreotti durante la beatificazione di padre Pio?
R – Sul mio tg ho dato le immagini senza una parola di commento, un silenzio chiassosissimo. Il Papa voleva lanciare un messaggio.

D – Ma non le sembra che i tg Rai costino un po’ troppo per quel che danno?
R – Costano molto ma rendono moltissimo in termini di ascolto e come traino. La leggenda secondo cui abbiamo 1.600 giornalisti che si grattano la pancia e’ una grossa balla. Il servizio Rai è come l’Alitalia: deve coprire anche rotte non redditizie.

D – Ma perchè ci si mette tanto tempo a riorganizzare la Rai?
R – Perchè non è un’azienda normale. La sua anormalita’ nasce dalle troppe stratificazioni di questi anni. Troppi cambiamenti ai vertici. E poi le sembra possibile che il direttore generale di un’azienda che macina 4-5mila miliardi all’anno debba avere il benestare del consiglio di amministrazione per spendere 5 miliardi?

D – Più che Mimun, l’alieno, ci sembra di sentir parlare Celli.
R – Dico le cose che penso. E poi, per parlare di episodi personali dell’alieno o, se preferisce, del panda le racconto una cosa. Quest’estate, tornando dalle vacanze, sono stato malissimo e in ospedale, prima dei parenti, sono corsi al mio capezzale Zaccaria e Celli.

D – Insomma, grande amore.
R – No, ma rispetto reciproco. Non solo formale.

D – Eppure quest’azienda continua a farle dispettucci di ogni genere. Il 30 aprile, ad esempio, il Tg1 ha mandato in onda uno speciale di Enzo Biagi da Belgrado alle 20,30 proprio quando iniziava il suo tg, ed e’ durato mezz’ora.
R – La Rai ha un rompicapo che si chiama ‘Striscia la notizia’ e non fa di tutto per affrontarlo. Risultato di quella sera: Raiuno, Raidue a fare informazione contemporaneamente, nessuno a battersi contro la satira: Biagi il 20%, io il 19%, ‘Striscia’ con ascolto normale. Combattere la concorrenza e’ giusto, ma farlo pestandosi i piedi in casa mi sembra un assurdo.

D – Di dispettucci ce ne sono stati a bizzeffe, no?
R – La gestione di Enzo Siciliano, ad esempio, e’ stata allucinante ma non soltanto per me. Per mesi il mio tg è stato messo in condizione di non toccare palla. La verita’ e’ che abbiamo vissuto il festival dell’improvvisazione. Il male non lo hanno fatto solo a me ma alla Rai.

D – Ma di sgarbi quotidiani ce ne sono anche ora.
R – Un po’ si’. Sono sotto organico da tempo e chiedo l’assunzione di due precari e di un disoccupato. Dopo lunga anticamera mi vengono concessi i precari e per il disoccupato prima mi si dice di si’ e poi di no a causa di un veto dell’Usigrai.

D – Cioè di chi ha cercato di romperle le ossa in più occasioni.
R – Al sindacato io porto rispetto ma, invece di occuparsi del contratto, continua a occuparsi di troppe cose che non gli competono. Vuol determinare almeno in parte la politica aziendale, tira giu’ liste di assunzioni per lo meno sospette, interviene su tutto. Ritorna alla Rai Santoro, benissimo, ma si porta chi vuole. Perche’ le liste devono valere per me e non per lui? Il sindacato dice di voler applicare le regole e poi le interpreta solo per gli amici.

D – Ma l’Usigrai sta perdendo potere oppure no?
R – Solo in apparenza. Se l’azienda fosse piu’ ferma con tutti, sarei piu’ contento.

D – Qual è la vera ragione per cui Mimun, l’alieno, e’ ancora qui dentro?
R – Nella dizione normale perchè parlano i numeri dei miei ascolti, nell’accezione poeticizzata perchè gli sponsor politici non hanno deciso di cambiare cavallo. Chissa’ se Rossella fosse rimasto al Tg1, forse sarebbe ancora li’ e io altrove.

D – Qual è stato per lei il momento piu’ difficile?
R – L’inizio naturalmente. Ho trovato le barricate, i cavalli di Frisia. Tanta prevenzione. Non essendo remissivo appartengo a un popolo che in 5.700 anni ne ha superate di cotte e di crude, ho risposto colpo su colpo. Ad avercela con me erano un sindacato miope, cinghia di trasmissione di una sinistra allora all’opposizione. Poi è andata come sa.

D – E’ vero che anche Letizia Moratti ha tentato di romperle le ossa?
R – Non sono state solo rose e fiori. A un certo punto e’ arrivato un grande freddo. Si è creata una situazione per me difficilissima. Dovetti spostare il Tg2 della sera alle 20,30 proprio nel momento in cui era al suo massimo storico. E mentre lavoravamo all’ipotesi 20,30, tentarono di strasferire il Tg2 a Milano. Nonostante tutto ce l’abbiamo fatta. Ora i rapporti con la signora Moratti sono più che buoni.

D – Ha voglia di piantare tutto e andare altrove o no? Mediaset le ha fatto delle offerte, anche se Berlusconi preferirebbe invece che continuasse a presidiare il territorio che, in Rai, si è faticosamente ritagliato.
R – Non ho deciso nulla. Alla convention aziendale di Saint Vincent pero’ e’ stato messo in chiaro, e non solo da parte mia, che bisogna smetterla di fare la Rai solo con gli amici. Credo che Celli abbia sufficiente fiducia nelle mie capacità di ridisegnare il tg. Ma i tempi sono stretti. Dobbiamo fare presto, subito, cose che dovevano essere gia’ fatte mesi fa.

D – E oltre il suo tg, cos’altro bisognerebbe cambiare in Rai per svoltare veramente?
R – Primo, rivedere tutti i contratti. Va affrontato il problema delle attitudini e delle capacità professionali. Secondo, piu’ flessibilita’ e piu’ impegno per la formazione – necessaria come il pane per lavorare con i nuovi media. Terzo, smetterla una buona volta con le lotte di Palazzo e fare della Rai un’azienda normale.

D – E se le offrissero la direzione del Tg5, nel caso che Mentana decidesse di andare altrove?
R – Lo stesso Mentana ne sarebbe contento. Ma mi chiedo – e non scherzo – perche’ il Tg1 no?