Giorgia Meloni (Foto Ansa)

L’aria che tira sui giornali. E ora va in onda “Rischiatutto”. Ma pochi sanno cosa voglia dire “premierato”.

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Ma sì che i giornali – altro che Putin e inflazione – hanno abboccato dando spazio anche a emeriti costituzionalisti che sciorinano ipotesi come se fosse un piatto già pronto per andare in tavola. Che era il risultato a cui la Meloni puntava perché poi anche sotto l’ombrellone non si parlasse d’altro.

Del resto, a garantirle un alto share erano stati i sondaggi che accortamente aveva commissionato nelle scorse settimane e che esplicitavano un quasi 60% di consensi a una riforma che, in un modo o nell’altro, desse la possibilità agli elettori di scegliersi un “premier” di loro gradimento. E poco importa che gli incontri di oggi con le opposizioni restino più o meno acqua fresca perché quel che conta è che la destra possa arrivare alle elezioni europee del 2024 avendo in tasca una riforma che pare che piaccia alla maggioranza degli elettori. Per poi tornare in Italia e “calare l’asso” indicendo, a botta calda, un referendum sul presidenzialismo, il premierato o non si sa cos’altro. Bella scommessa. La vincerà?


Tra i bookmakers già infiorano tre ipotesi. La prima è che tutto vada a gambe all’aria già a Bruxelles per l’impossibilità della Meloni di sganciarsi dal “sovranismo” di Orban e altri con cui i grandi d’Europa non vorranno avere niente a che fare. La seconda è che, nel frattempo, molti italiani si “disamorino” della Meloni disertando le urne o votandole contro come, a suo tempo, fu per Renzi. La terza è che il premierato prenda invece un botto di voti “incoronando” la Meloni per qualche annetto. E, in vista di questa non del tutto improbabile ipotesi, non sarebbe opportuno spiegare fin da ora agli elettori in che cosa davvero consista questa riforma?