Agcom in Vigilanza Rai su trasformazione digitale, contratto di servizio, par condicio…

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Rai deve dotarsi di “modelli produttivi e professionalità adeguati al mondo digitale”

“Nel momento in cui riprende il cammino per la definizione del Contratto di Servizio, l’Autorità ribadisce l’auspicio che la Rai completi la trasformazione da broadcaster a digital media company”. Lo ha detto il Presidente dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom), Giacomo Lasorella, in audizione questo pomeriggio davanti alla commissione di Vigilanza Rai.

“A questo fine – ha aggiunto Lasorella ripreso da Adnkronos – sono necessarie una serie di azioni nel rispetto dei vincoli di bilancio, che facciano dell’azienda concessionaria del servizio pubblico uno dei motori della digitalizzazione dell’Italia, sia sul versante tecnologico sia nella diffusione di una corretta informazione e anche che favoriscano il consolidamento di una nuova cultura operando in questo senso un coordinamento con tutti i soggetti del settore radiotelevisivo”.

“Questo impegno si dovrà tradurre evidentemente in un corposo investimento in tecnologia, per un accesso universale facile ed efficiente ai prodotti Rai su tutte le piattaforme e, nello stesso tempo, in un’offerta digitale distintiva e personalizzabile capace di generare ampi ascolti per tutte le fasce d’età”. Dunque, “la Rai – ha concluso Lasorella – sarà chiamata dotarsi a modelli produttivi e professionalità adeguati al mondo digitale”.

Contratto di servizio

“È importante inserire nel contratto di servizio meccanismi di coordinamento tra la commissione, il ministero delle Imprese e del Made in Italy e l’Autorità, che nel rispetto dei rispettivi ruoli, consentano di valutare con cadenza annuale l’attuazione degli obblighi”. Ha detto ancora Giacomo Lasorella, in audizione citando a modello l’indica KPI, Key Performance Indicator, in italiano indicatore chiave di prestazione. occorre, “l’individuazione di parametri misurabili, che in qualche misura possano garantire l’attuazione del contratto di servizio e far sì che questo contratto non resti un elenco di buone intenzioni ma possa essere costantemente monitorato e verificato”.

Par condicio

La legge 28 del 2000, la cosiddetto legge sulla par condicio, “sicuramente mostra delle criticità”, per il fatto che “copre la tv tradizionale e non copre il mondo del web” e per l’individuazione di parametri efficaci per una misurazione del pluralismo quanto più obiettiva possibile, ed “è molto importante che si avvii una riflessione comune sia sotto il profilo della regolazione sia sotto il profilo della modifica della legge, che ha bisogno di alcuni aggiustamenti”.

“Nei periodi non elettorali il dato di fondo è che esiste la libertà editoriale delle emittenti. Viviamo in un sistema in cui esiste la libertà di manifestazione del pensiero”, ha detto ancora. “Monitoriamo le presenze all’interno dei telegiornali con cadenza trimestrale. Ovviamente si deve tener conto dell’attualità politica che condiziona l’agenda editoriale delle varie emittenti”.
“Sulla par condicio nel web non si può andare con il bilancino . Cosa sta facendo l’Europa? Sta cercando di rendere riconoscibile il messaggio di pubblicità rispetto a quello di opinione. Occorre da un lato la trasparenza rispetto a messaggi di propaganda e relative scelte algoritmiche, dall’altra la valorizzazione del giornalismo di qualità”

Sanremo

“Sul Festival di Sanremo abbiamo aperto un procedimento sulla pubblicità occulta e abbiamo fatto alcune contestazioni alla Rai”. “Ora l’azienda sta rispondendo, poi gli uffici ci proporranno delle ipotesi di lavoro che il consiglio dell’Autorità valuterà. Non mi sento di anticipare queste valutazioni”.