AI, per il 60% degli italiani servono norme; 1 su 2 preoccupato per i riflessi sul lavoro

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La maggioranza degli italiani, il 54%, non è preparata sul tema dell’intelligenza artificiale. Una percentuale ancora più alta, il 59%, pensa inoltre che la politica e le leggi dello Stato dovrebbero intervenire il più possibile, anche vietandone l’uso se fosse il caso, o comunque regolamentando la maggior parte dei casi di utilizzo. E’ la fotografia scattata da un sondaggio condotto da YouTrend per la Fondazione Pensiero Solido.

Ripercussioni sull’occupazione

Sul fronte occupazionale, secondo l’indagine ripresa da Ansa, tra gli italiani prevale in generale la percezione che questa tecnologia porterà ad un calo complessivo dei posti di lavoro: la pensa così il 51% degli intervistati, mentre per il 10% l’occupazione aumenterà e per il 26% i posti di lavoro resteranno più o meno gli stessi anche se cambieranno le mansioni.

La maggioranza degli occupati (55%) non sarebbe inoltre disposta a farsi dare volentieri istruzioni dall’intelligenza artificiale sul lavoro (mentre il 37% sì), sebbene il controllo e la valutazione automatica siano comunque percepiti più come un vantaggio (47%) che come uno svantaggio (30%), e questa percezione di vantaggio aumenta soprattutto tra i giovani e i laureati.

le professioni a rischio

I lavori percepiti come più sostituibili da un’intelligenza artificiale sono quelli svolti da impiegati (56%), operai (51%) e commessi (43%), ossia mansioni che non richiedono titoli di studio elevati, mentre all’opposto quelli che vengono percepiti come meno sostituibili da un’intelligenza artificiale sono l’artista (24%), l’imprenditore (26%) e il medico (27%).

Solo una minoranza degli occupati si sente aiutata (23%) o all’opposto minacciata (21%) dai cambiamenti portati da queste nuove tecnologie, mentre la maggioranza (50%) non si sente né aiutata né minacciata.