Sport, Giorgetti: la riforma al via il 1 luglio

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Il ministro dell’Economia e delle Finanze interviene sul tema dello sport, e del suo valore economico e sociale. E dice a proposito della Juventus “non si può fare riferimento a un sistema giuridico sportivo risalente agli anni ’60 o ’70… Se la Juventus fosse colpevole di falso in bilancio perché infliggerle punti di penalizzazione? Dovrebbe invece intervenire l’Agenzia delle Entrate”.

“Per lo sport ho sempre avuto una visione organicistica. Ci sono il cuore, i polmoni, gli altri organi fino agli arti che sono le società sportive e i volontari sul territorio. Tutte le parti sono importanti. Il Coni ha la sua dimensione, così come Sport e Salute e le singole federazioni”. È il pensiero espresso dal Ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti, primo ospite di giornata nel fitto programma di ‘Vita da Campioni’, alla Biblioteca della Casa delle Armi al Parco del Foro Italico.
Insieme a lui il presidente della Federazione Italiana Tennis Padel Angelo Binaghi, il presidente di Sport e Salute Vito Cozzoli, le Legend Manuela Di Centa e Filippo Magnini, il giornalista Rai Emilio Mancuso e il direttore editoriale di Formiche Roberto Arditti.

Da sinistra Emilio Mancuso (Rai), Manuela Di Centa, presidente Fitp Angelo Binaghi, ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti, presidente Sport e Salute Vito Cozzoli e Filippo Magnini

La nascita di Sport e Salute

“Sport e Salute nasce con una visione, quella di cogliere la dimensione sociale dello sport, intervenire nel mondo della scuola, colmare la capacità di intervento e promozione dell’impiantistica sportiva”, ha proseguito il ministro, “una visione confermata da chi è venuto dopo di me, Spadafora, Vezzali e ora Abodi. C’è stato di mezzo il Covid però la riforma ha portato a un percorso che sta iniziando a produrre i primi risultati”. 

Le due dimensioni dello sport

Giorgetti crede nel valore economico dello sport. “Lo sport si deve dividere in due dimensioni”, ha continuato il ministro, “quella economica che segue la globalizzazione, siamo a livello di industria, e quella sociale che riguarda la promozione e quindi scuole e impiantistica”. Ecco allora spiegata l’esclusione degli stadi di Firenze e Venezia dal Pnrr. “I 700 milioni di euro sono destinati soprattutto agli impianti dei comuni sotto i 50 mila abitanti, per lo sport di base. Quello è un compito dello Stato. Non possono riguardare gli stadi che fanno parte di una logica industriale. Il nostro obiettivo deve essere quello di far lievitare l’impiantistica di base e lo sport nelle scuole, fondamentali anche per la prevenzione sanitaria i cui risultati si vedranno nel tempo. Lo sport nelle scuole? Non arriva dall’accorpamento delle federazioni ma da nuovi programmi didattici e con i bravi insegnanti”.

In prima fila al centro Luigi Carraro, presidente Federazione Internazionale Padel, Ministro Sport e Giovani Andrea Abodi, Diego Nepi Molineris, direttore generale Sport e Salute

La riforma dello sport

La data di avvio è quella del prossimo 1° luglio. “È un fenomeno talmente ampio che serve una regolamentazione, non si può lasciare il far west”, ha dichiarato ancora il ministro, “il sistema si regge sulle associazioni sportive dove lavoro e volontariato si intrecciano. Serve un lavoro di fine sartoria, regole sì ma senza uccidere le attività sul territorio, occorre trovare un delicato equilibrio per una realtà totalmente diversa”.

Da sinistra: Filippo Magnini, Manuela Di Centa, Angelo Binaghi, Giancarlo Giorgietti e Vito Cozzoli (foto LaPresse)

Il caso Juventus

“Dallo sport si impara anche ad accettare le visioni dell’arbitro”, ha aggiunto Giorgetti, “oggi vedo un mondo che sta andando fuori senso soprattutto nel calcio, anche con il contributo dei social. Abbiamo delle tifoserie che fanno il tifo per la giustizia sportiva. Si dovrebbe invece ragionare dal punto di vista dell’Agenzia delle Entrate: se la Juventus fosse colpevole di falso in bilancio perché infliggerle punti di penalizzazione? Andrebbero invece sequestrati i beni di proprietà, come l’Allianz Stadium. Va ripensato tutto, non si può fare riferimento a un sistema giuridico sportivo risalente agli anni Sessanta o Settanta, non funziona più“.