Daniele Macheda, segretario usigRai (Foto ANSA/USIGRAI)

Rai, UsigRai: canone resti in bolletta. No a finanziamenti con fiscalità generale

Condividi

“È positivo che la vertenza di Cgil, Cisl, Uil e delle altre sigle sindacali Rai si sia chiusa in maniera positiva, con l’azienda che ha dovuto dare le risposte chieste dai rappresentanti dei lavoratori. Ora però il vertice Rai deve fornire certezze sulle risorse a disposizione del servizio pubblico perché intanto nel governo la Lega, con il suo ministro dell’Economia, vuole riportare il canone fuori dalla bolletta, aprendo ad una nuova stagione di evasione della tassa”. Lo sottolinea in una nota l’esecutivo dell’Usigrai.

Per il sindacato dei giornalisti della Rai “il canone deve restare in bolletta; si tratta del canone più basso d’Europa ed è stato ridotto proprio per il recupero dell’evasione determinato dall’inserimento nella bolletta della luce. Tuttavia, per il sindacato dei giornalisti, non sarebbe sbagliato pensare a una modulazione dell’importo per i redditi più bassi”.

Una fake news dire “lo chiede l’Europa”

“A chi invece si ostina a dire – solo per ragioni politiche – che ce lo chiede l’Europa (come fatto dai rappresentati della Lega anche durante l’audizione dei sindacati in Vigilanza, ndr), giova ricordare che la trasparenza offerta agli utenti attraverso il pagamento del canone in bolletta, soddisfa anche la milestone prevista al riguardo dal Pnrr, come ha certificato già lo scorso anno Il parere del Mef che confermava il metodo di riscossione. Pertanto ‘ce lo chiede l’Europa’ è una fake news per motivare una scelta squisitamente politica”.

UsigRai: no alla fiscalità generale

“Esprimiamo invece la nostra contrarietà all’ipotesi di finanziamento della Rai attraverso la fiscalità generale – continua l’esecutivo Usigrai – perché consegnerebbe al governo di turno il controllo totale sull’azienda”.
“Tutte le esperienze di questo tipo in Europa hanno portato come conseguenza il drastico ridimensionamento del servizio pubblico. L’attuale legge che già consente al governo di indicare l’amministratore delegato, consegna di fatto all’Esecutivo la guida della Rai; con il canone prelevato dalle entrate fiscali andrebbe al governo anche ogni decisione sull’entità e i tempi del finanziamento del servizio pubblico.
L’esatto contrario di quanto indicato dalle sentenze della Corte Costituzionale e dal Media Freedom Act della Commissione Europea che specificano come le risorse assegnate al servizio pubblico debbano essere certe, congrue e di lunga durata”.