Rai, Urso: punto di riferimento per settore tv. Sia efficiente e modello di trasparenza

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L’intervento del ministro Mimit al convegno che Agcom ha dedicato all’evoluzione del settore tv. E chiede “metriche univoche” per misurare i consumi digitali e televisivi

“Lo scenario del comparto dell’audiovisivo è in piena evoluzione”. Lo ha detto il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, in un videomessaggio inviato al convegno ‘Restate Con Noi”- Storie, identità e valori nella tv che Cambia, in corso a Roma, organizzato dall’Autorità delle Garanzie per le comunicazioni.

“La crescita delle piattaforme nelle abitudini di consumo degli italiani ci impone uno sguardo verso i broadcaster tradizionali, compresa la migliore emittenza locale, patrimonio del nostro Paese. Devono essere messi tutti in grado di competere sul mercato globale, a cominciare dal sostegno alla trasformazione digitale. E’ un patrimonio che vogliamo innovare ma non perdere”, ha spiegato il ministro, che poi nel suo intervento ha toccato diversi temi, dalla misurazione del digitale alla tutela del mercato audiovisivo.

Rai punto di riferimento per il settore

Non poteva certo mancare un riferimento alla Rai, che, secondo il ministro “ha anche il compito di rimanere un punto di riferimento per tutti gli altri operatori”. “Con la nuova governance ci stiamo già confrontando”, ha detto poi. “E’ appena avvenuto cambio di vertice aziendale, e abbiamo subito stimolato la ripresa dei negoziati per il contratto di servizio che va fatto insieme al piano industriale dell’azienda. Il contratto di servizio che sono certo la concessionaria del servizio pubblico, introducendo obiettivi misurabili, avvierà con una nuova stagione, ponendosi come modello di efficienza e trasparenza”.

Opacità nel mercato digitale

Urso ha poi rilevato come nel mercato digitale esistano delle aree opache, chiedendo “metriche univoche sui consumi digitali e televisivi”.
“Per una sana dinamica del mercato pubblicitario nel settore audiovisivo occorre affrontare la sfida della rilevazione degli ascolti”, ha evidenziato. “Accanto alla metodologia tradizionale deve essere assicurata una granulare misurazione dei contenuti e della pubblicità per poter rilevare anche gli ascolti su smart tv, smart phone, tablet, pc e sulle game console, sempre più diffuse tra i nostri giovani. Su questo Auditel sta lavorando molto come l’autorità”.

“Con la porta pubblicitaria che rischia di comprimersi occorrono sempre più certezze per tutti gli attori”, ha spiegato. “Mi riferisco all’adozione di metriche univoche per i consumi digitali e per quelli più propriamente televisivi, che consentano una una sempre più marcata trasparenza nel mercato digitale che ancora oggi presenta diversi profili di opacità, non ce li possiamo più permettere. Penso in particolare agli algoritmi e ai sistemi di raccomandazione che rappresentano dei veri e propri intermediari tra l’utente e il contenuto.

“E’ sempre più urgente un monitoraggio e se ci sono le condizioni una vigilanza per garantire una piena libertà di scelta ai cittadini partendo dai minori e chi è più debole. Per questo in legge di bilancio ho proposto al dipartimento delle Politiche della famiglia, al dipartimento per la Trasformazione digitale e al dipartimento per le politiche digitali ho alcune misure”. Fra queste “l’attività di studio e ricerca sulle modalità di consumo dei minori” e progetti di alfabetizzazione mediatica e digitale e per la tutela dei minori”.

Tutela dell’industria audiovisiva italiana

Nel settore audiovisivo “un altro tema di cruciale importanza, è la prominence. A fronte della sfida delle tv connesse, occorre guardare anche a chi per anni ha costruito i suoi modelli anche produttivi sullo stretto legame esistente tra il numero sul telecomando e la fidelizzazione degli utenti a fronte”, ha detto, accennando poi all’avvio della consultazione “sul tema a delle linee guida, disposto qualche mese fa da Agcom.

“Monitoriamo con grande attenzione il processo per assicurare il pluralismo culturale, la libertà di espressione, e un’informazione completa, degna completa di una democrazia matura”, ha spiegato.
Nello stesso modo “sosteniamo l’industria audiovisiva italiana che ha bisogno venga tutelata la storicità del marchio e il proprio avviamento commerciale anche in una logica di trasparenza alla base degli algoritmi e dei criteri che presiedono il funzionamento d ogni dispositivo connesso. Vale per le tv, ma anche per la radio, un mezzo antico ma ancora giustamente presente”.

Il ministero “farà la sua parte anche indirizzando le risorse disponibili in una logica diretta a premiare gli investimenti e la qualità del prodotto. Lo faremo insieme all’Autorità, al Ministero della cultura e alla Commissione Europea così da costruire in Italia e in Europa un’industria audiovisiva nazionale sempre più forte e competitiva sugli scenari globali”.