L’aria che tira sui giornali. Ora la Meloni ha il problema delle toghe

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Magistrati “allo zenit dell’irritazione”, pennella oggi il Corriere della sera, resocontando la tumultuosa riunione a
cui ieri hanno partecipato i duecento e più togati della Corte dei Conti, la struttura di vigilanza a cui la Meloni vuole
tarpare le ali. Con il risultato – scrive la Stampa – che ora “sul Pnrr la legalità è a rischio”. Con immediata levata di scudi
anche dell’Anm, la più potente corrente delle toghe che pare pronta a investire del problema il Capo dello Stato.
Insomma, toghe schierate e pronte, nel caso che il Parlamento decida di togliere loro parte del potere di controllo “su
come spende i soldi lo Stato”, a vendere cara la pelle.

La Meloni, quasi con noncuranza, reagisce: “Autoritaria io? No, anche Draghi aveva provato a fare una cosa simile”. Insomma, dato quasi per scontato che il governo, ponendo la fiducia, riesca a togliere alla Corte dei Conti il “concomitante” controllo su come e su quanto investire per portare a casa i 200 miliardi, di cui la metà in prestito, che l’Europa intende darci, resta aperto un problema che la destra farebbe bene a non sottovalutare perché sono anni, anzi decenni che i governi tentano di limitare o almeno di “smussare” il potere delle toghe senza mai riuscirci.
Perché “chi tocca i fili delle toghe muore” ripeteva spesso Giuliano Vassalli, uno dei più dotati guardasigilli che l’Italia del dopoguerra abbia mai avuto.
Anche Francesco Cossiga, parlando di toghe, non andava per il sottile: “Il potere e l’autonomia che la Repubblica ha dato loro se li tengono ben stretti e metterli in discussione procura solo guai”. Tutto questo per dire che la Meloni dovrà fare di tutto e di più per riparare allo “sgarro”.
Anche perché legioni di pm – loro sì – sono sempre “concomitanti” quando si tratta di “indagare” su dove, come e con
chi vengono impostati cantieri e piani di investimento. Ne sa qualcosa Matteo Renzi che proprio dalle toghe fu “strizzato” a dovere.