Giornalisti in sciopero al Corriere della Sera e Corriere.it. Tanti i malumori in redazione

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Il 10 e l’11 giugno il Corriere della Sera non sarà in edicola e il sito del quotidiano non verrà aggiornato. Lo ha deciso nel pomeriggio di ieri, martedì 6 giugno, l’assemblea dei giornalisti della testata diretta da Luciano Fontana.

All’origine della protesta, che potrebbe far ‘bucare’ al Corriere, tra l’altro, la finale della Champions League nella quale è impegnata una squadra milanese, c’è la reazione alle risposte inconsistenti date dall’azienda sul lavoro agile, l’aggiornamento professionale, il premio di risultato.

Per quanto riguarda lo smart working, l’azienda è restia a prolungare l’accordo sperimentale (strappato con minaccia di sciopero) che scadrà il 1° luglio e prevede sei giornate mensili di lavoro a distanza. Sull’aggiornamento professionale c’è il no dell’azienda a estendere i 2mila 700 euro annuali concordati a tutti i giornalisti in organico (almeno una settantina ne sono esclusi, o ricevono una somma inferiore). Oltretutto, nell’ultimo anno, appellandosi alle normative fiscali Rcs ha ristretto le modalità di rimborso delle spese di viaggio o degli abbonamenti alla fibra ottica e a canali televisivi tematici. Infine, sul premio di risultato, dopo il no dell’editore nel 2022, anche quest’anno le prospettive di ottenerlo sono ridotte al lumicino.

Ad aumentare i malumori c’è anche il restringimento degli spazi in redazione, soprattutto alle cronache milanesi, per permettere di realizzare un ingresso indipendente agli uffici di rappresentanza dell’editore e alcuni spostamenti delle postazioni di manager che hanno di fatto eliminato, la separazione, simbolica ma tradizionalmente mantenuta al Corriere, tra funzioni giornalistiche e aziendali. Senza contare che c’è anche grande insofferenza per alcune disfunzioni tecnologiche che rendono difficoltoso il lavoro, comprese le difficoltà di interfaccia tra sistemi editoriali che, incidendo sull’indicizzazione, avrebbero influito negativamente sul traffico in un momento nel quale il Corriere si è distinto per alcuni scoop su casi di forte impatto come il femminicidio di Senago.

L’assemblea di ieri è stata la prima che si è svolta con le nuove regole sindacali approvate il 5 giugno, con il 67% degli aventi diritto al voto con un referendum dei giornalisti del Corriere della Sera . Norme che, tra l’altro, prevedono la partecipazione con diritto di voto dei giornalisti degli ex dorsi , ora edizioni locali del quotidiano. Le redazioni locali con 10 votanti (tranne quelle dell’edizione di Bergamo e Brescia che storicamente fanno capo a Milano) potranno esprimere un fiduciario , che con tutela sindacale si dovrà occupare dei problemi della propria sedi. Spetterà al Cdr occuparsi dei temi più generali e del confronto con azienda ed editore.

Quando il regolamento verrà approvato dalla Fnsi e verrà presentato all’azienda, si passerà all’elezione del nuovo Cdr, di cui faranno parte tre giornalisti della sede milanese, uno di quella romana (nell’organismo precedenze ce n’erano due), uno delle edizioni locali.