Pietro Labriola (foto LaPresse)

Tim, l’Economist promuove Labriola: separazione rete mossa per rilancio tlc

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Secondo il giornale economico, l’ad di Tim sta facendo da apripista. Mentre gli altri gruppi tlc stanno alla finestra per seguirne l’esempio

Per il 9 giugno Tim ha fissato il termine per la presentazione delle offerte – migliorative – per la rete, da parte di Kkr e dal consorzio formato da Cdp e l’australiana Macquarie.
In attesa di capire le mosse del gruppo tlc italiano, l’inglese ‘The Economist‘ in un editoriale ha analizzato le implicazioni della partita attorno a Netco. Quella sullo scorporo della rete fissa “è una partita industriale che apre nuovi scenari per il gruppo, e potenzialmente per l’industria europea delle telecomunicazioni, più che una mossa squisiatamente finanziaria”, ha scritto il giornale economico, in un passaggio.

Da esempio in Europa

La testata non è morbida con l’Italia a cui attribuisce degli “standard caotici”, ma promuove l’ad Pietro Labriola: la vendita della rete fissa, che dovrebbe fruttare oltre 20 miliardi di euro, è “la via più chiara per riconquistare opzioni industriali” e ” se più operatori europei seguiranno l’esempio di Tim e separeranno le loro reti fisse dalle loro altre risorse, come sembra probabile, questo ‘separare’ potrebbe, ironicamente, essere il primo passo verso il consolidamento”.

La separazione della rete “può essere la migliore possibilità” per salvare il settore “da un deserto senza profitti” e Labriola, secondo il The Economist, starebbe facendo da apripista.
Gli altri ceo stanno seguendo le con attenzione le sue mosse, ha rimarcato ancora il giornale inglese: “se riesce, i suoi rivali saranno tentati di seguire il suo esempio”.

Il ruolo delle authorities

In queste operazioni resta sempre l’incognita dei garanti. Ma, una volta scorporata la rete fissa “è più probabile che le autorità di regolamentazione gli permettano di unire la sua attività di telefonia mobile con quella di un altro operatore” , è l’opinione del giornale. Che conclude: “Molti dei problemi delle telecomunicazioni europee derivano dai loro tentativi di fare troppo. Se lo riconoscono e separano, Bruxelles dovrebbe dar loro un po’ di tregua”.