Carlo Nordio (Foto Ansa)

Intercettazioni: in ddl Giustizia stretta su pubblicazione. Preoccupazione da Fnsi e Odg

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All’esame del prossimo Cdm

Stretta sulla pubblicazione delle intercettazioni: potranno finire su giornali e siti solo quelle il cui contenuto sia “riprodotto dal giudice nella motivazione di un provvedimento o utilizzato nel corso del dibattimento”.
Lo prevede la bozza del ddl giustizia in 8 articoli all’esame del preconsiglio dei ministri, atteso domani all’esame del Cdm.

Cosa prevede

Il ddl, spiega AdnKronos, stabilisce che “il divieto di pubblicazione cada solo allorquando il contenuto intercettato sia ‘riprodotto dal giudice nella motivazione di un provvedimento o utilizzato nel corso del dibattimento'”. E “non può essere rilasciata copia delle intercettazioni di cui è vietata la pubblicazione quando la richiesta è presentata da un soggetto diverso dalle parti o e dai loro difensori”.

Il testo esige anche più rigore dai pm e i giudici: dovranno stralciare dai brogliacci e dai loro provvedimenti i riferimenti alle persone terze estranee alle indagini. Anche nella richiesta del pm e nell’ordinanza del giudice di misura cautelare non dovranno essere essere indicati i dati personali dei soggetti diversi dalle parti.

Fnsi: seguire l’interesse pubblico

“In tema di pubblicazione del contenuto delle intercettazioni l’unico criterio di riferimento deve essere l’interesse pubblico a sapere, il diritto dei cittadini a essere pienamente informati, come ha ribadito in più sentenze anche la Corte europea dei diritti umani”. Lo hanno affermato, in una nota, Alessandra Costante e Vittorio di Trapani, segretaria generale e presidente della Federazione nazionale della Stampa italiana.

“In attesa di conoscere il testo che riformerà l’istituto delle intercettazioni, per la Fnsi è fondamentale ribadire l’esigenza di contemperare gli interessi in gioco e quindi di trovare il giusto equilibrio tra due principi di rango costituzionale quali sono il diritto alla tutela della dignità e onorabilità delle persone e il diritto di informare e ad essere informati”, hanno proseguito i vertici della Fnsi.
“Dopo il duro colpo già inferto al diritto di cronaca dalla legge Cartabia, hanno rimarcato, imponendo ulteriori restrizioni alla libertà di stampa si corre il rischio di tornare a far scivolare l’Italia nelle classifiche dei Paesi liberi in cui il giornalismo deve essere il cane da guardia della democrazia”.
“Se si dovessero concretizzare nuovi bavagli valuteremo le forme di mobilitazione più efficaci a tutelare il diritto dei cittadini ad essere informati”, hanno concluso.

Odg: garantire diritto informazione ai cittadini

Preoccupazione anche dal Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti per i riferimenti alle intercettazioni contenuti nella bozza del ddl giustizia. “I limiti che si vogliono introdurre alla conoscibilità delle intercettazioni effettuate durante le indagini preliminari rischiano di costituire un ostacolo al diritto dei cittadini di essere informati su eventi di rilevante interesse pubblico”, ha commentato l’Odg.

“Attualmente gli atti a conoscenza degli indagati (quindi dopo l’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare o dopo la chiusura delle indagini) non sono più segreti: il rischio è di far calare il silenzio su quasi tutto, con l’eccezione delle intercettazioni “riprodotte dal giudice nella motivazione di un provvedimento o utilizzato nel corso del dibattimento”.

“Il Cnog, pur condividendo la legittima esigenza di tutelare i soggetti estranei alle indagini i cui nomi figurino nelle intercettazioni e di trovare il giusto equilibrio tra libertà di stampa e rispetto della dignità della persona, ritiene che debba essere comunque garantito il diritto all’informazione, con particolare riferimento a fatti di interesse pubblico quali sono tutte le indagini penali che si avvalgono di intercettazioni, concesse soltanto nei casi dei reati più gravi”.
“Diritto all’informazione, viene ribadito in conclusione, sancito da numerose sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo che considera lecita anche la pubblicazione di atti coperti da segreto su inchieste di rilievo che riguardino personaggi pubblici”.