L’aria che tira sui giornali. Forse sarà Gianni Letta a scrivere il futuro di FI

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Al Duomo era seduto nelle primissime file, ma nessuna delle telecamere era riuscita a inquadrarlo e così pure sul sagrato al momento dell’addio perché, come al suo solito, aveva fatto in modo di mischiarsi fra tanti altri. Ed ecco invece che il ‘Corriere’, a cose fatte, gli dedica oggi un titolone con un: “Chiamo io” che a “Gianni” deve essere sfuggito dalla bocca mentre salutava chissà chi, forse Fedele Confalonieri, il più vecchio e fraterno amico del Cavaliere. E ha proprio ragione il cronista ad averlo notato perché quel “Chiamo io” potrebbe valere un indizio molto interessante per comprendere il percorso che Forza Italia intenderebbe seguire per colmare l’enorme vuoto lasciato dal suo grande e ineguagliabile leader.  

Vale la pena ricordare al distratto o smemorato lettore chi sia questo “Gianni”, un consigliere discreto, ma potente, che per il Cav ha sempre contato più di qualunque altro. Era il momento – chissà quanti lettori oggi lo ricordano – in cui Berlusconi, già forte di suo per quel che aveva creato con la tv e altro, aveva deciso di scalare, da par suo, anche l’agguerrito, pericoloso ma anche intrigante mondo della politica. Ed ecco che in un salotto romano gli viene presentato un signore dai modi garbati e che, fin dalle prime battute, dimostra non solo di conoscere la politica come nessun altro, ma anche di saperne parlare in modo schietto e, per un lombardo che veniva da un altro pianeta, in modo semplice, lineare ed efficace. 

Ed ecco che il Berlusca dall’occhio clinico non perde tempo e sguinzaglia subito i suoi per sapere qualcosa di più del personaggio che è stato anche direttore del Tempo, un giornale che allora andava per la maggiore tanto da ospitare ogni settimana i fondi di Giulio Andreotti, politico di alto rango e stile. Così tra Silvio e Gianni nasce un’intesa, quasi un amore: con Gianni che ogni volta “suggeriva” al Cav quali passi compiere e quali iniziative assumere per accreditarsi  nell’ostico e diffidente enclave della politica romana. E fu un successone, perché l’arguta e sottile diplomazia di Gianni nell’avere contatti e stringere rapporti si associava all’istintiva e quasi empatica capacità del Cav nell’aprire e poi consolidare rapporti. E avanti così per tanti anni, senza mai uno screzio o qualcosa che facesse pensare ad un distacco. 

Questo spiega – sempre che sia fondata l’indiscrezione del ‘Corriere’ – perché il Cav abbia potuto pensare ancora a lui per la gestione del difficile e tortuoso futuro di Forza Italia, orfana di un leader che comandava a bacchetta il partito.
E già si immagina quale potrà essere ora la strategia di Letta, il più fidato consigliere e amico del Cav.
Primo, l’uso di “calma e gesso” nella ricerca del suo eventuale successore alla guida di Forza Italia, perché dovrà essere una persona capace di interpretare l’idea di un partito che, pur di destra, non aveva mai rinunciato alla sua salda matrice liberale, quella che il partito della Meloni non ha fino ad ora mai preso in considerazione.
Secondo, lo stretto legame di Forza Italia con le idee e i progetti che avranno in mente i figli del Cav. su ogni versante, anche quello politico.
Terzo, non consentire che l’impero berlusconiano sia sub appaltato a qualcun altro.
E l’uomo del “Chiamo io” avrà un suo bel d’affare.