Carlo Nordio (Foto Ansa)

L’aria che tira sui giornali. Nordio mollato dalla Meloni?

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I partiti di governo preoccupati per le dure critiche dell’Anm alla riforma

“Solo. Peggio: isolato. Con un rapporto sempre meno sereno con Palazzo Chigi”. Chi ha avuto modo di parlare con Carlo Nordio lo descrive così: “amareggiato sul piano politico e personale” – scrive oggi La Repubblica in prima pagina, soddisfatta di aver trovato finalmente un buco nero, o almeno una vistosa smagliatura nel rapporto fino a ieri idilliaco tra il ministro guardasigilli Carlo Nordio e la super premier Giorgia Meloni.
E la materia del contendere non è, o almeno non appare, cosa da poco. C’è di mezzo il rapporto tra il governo e la Magistratura, che ha sempre avuto la M maiuscola perché nessuno fino ad oggi aveva mai osato “intaccare” in modo così vistoso, dalla fondazione della Repubblica in avanti, la sua autonomia e il suo indomito potere.
E tutto questo perché l’ex procuratore aggiunto di Venezia avrebbe osato – in omaggio al defunto Cavaliere che,
da sempre, aveva avuto intendimenti del genere – limitare l’uso “a strascico” che i pm hanno sempre fatto delle intercettazioni e avevano anche il potere di mettere sotto inchiesta ogni sindaco che avesse, con mano a volte troppo leggera, dato il via all’apertura di cantieri che spesso potevano essere crocevia di chissà quali loschi interessi.
Come non pare giusto a Nordio che un magistrato possa ricorrere in appello quando il processato era stato già
assolto, in primo grado, con formula piena.
E poi, secondo Nordio, non è nemmeno giusto che i togati utilizzino i loro sindacati per mire o manovre anche di carattere politico.

Insomma una buriana di riforme con l’accetta che ha spiazzato persino l’opposizione che da tempo chiedeva che i
suoi sindaci e amministratori potessero operare senza sottostare alle le forche caudine del magistrato di turno.
E ora – si chiede il lettore un po’ smarrito, confuso ma forse anche compiaciuto da tanta buriana – cosa accadrà? L’ipotesi più fondata è che il governo, nel lungo itinerario che il disegno di legge avrà ora in Parlamento, cerchi una via di mezzo magari, perché no, patteggiata con l’opposizione, anch’essa ben contenta – è dai tempi di Craxi che armeggia in questa direzione – che ai potenti pm si possano tarpare un po’ le ali.
Con la Meloni – lo si dà quasi per scontato – che terrà tutti a bacchetta. Da una Parte allisciando il pelo di Nordio perché accetti qua e là qualche più che morbido ritocco e, dall’altra, evitando anche tensioni e attriti con il Capo
dello Stato.
Non trascurando però – i sondaggi parlano chiaro – che una sia pur tenue e sporadica limitazione al potere della magistratura le porterà un altro bel grappolo di voti, quelli che le servono, in vista delle elezioni europee, per allargare i suoi consensi anche all’area liberale, quella che le manca per entrare di diritto nello schieramento politico che avrà più voti a Bruxelles.