“Conciliare tradizione e innovazione” la carta vincente per la città secondo la premier. E nell’arena scende in campo anche il Gladiatore-Russell Crowe
Rush finale per la scelta della città ospitante per Expo 2030, per cui è in corsa anche Roma. A Parigi – oggi e domani – va in scena la 172esima assemblea del Bie – Bureau international des Expositions, organizzatore della manifestazione.
In vista del voto definitivo, in programma a novembre, a presentare e sostenere la candidatura italiana – che sfida quella della capitale saudita Riad e della coreana Busan, dopo l’esclusione di Odessa in Ucraina – è intervenuta anche la premier Giorgia Meloni, affiancando il sindaco romano Roberto Gualtieri e il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca.
Con un testimonial d’eccezione: l’attore Russell Crowe – il Gladiatore – a chiamare tutti a votare per la città: “Roma è una delle capitali del mondo. Expo 2030, al mio segnale liberate l’umanità”, il suo invito.
Meloni: sostegno collettivo per Roma
“Per Roma è una grande occasione: facciamo la nostra parte”, ha detto Meloni al Palais des Congres di Issy-les-Moulineaux, dove è in programma l’assemblea. “Tutti i livelli istituzionali sono convergenti. E’ una bella immagine della capacità che l’Italia riesce a esprimere nei momenti importanti”, ha ribadito, ripresa da AdnKronos.
“Potrei parlare di ciò che Roma ha rappresentato in passato e di ciò che rappresenta oggi. Potrei dirvi che è la città universale per eccellenza, la prima megalopoli della storia, che ha vissuto e continua a vivere rigenerandosi costantemente”, ha detto in un passaggio del suo intervento ufficiale.
“Potrei ricordarvi che Roma è la capitale del dialogo tra le grandi religioni monoteiste; che ospita dozzine di organizzazioni internazionali; che è una città globale e lo è stata per migliaia di anni”, ha continuato definendo la capitale “una città dal cuore antico, che batte al ritmo della storia, una storia di cui è stata ed è protagonista assoluta”.
Secondo la premier, centrale per la candidatura di Roma è la capacità di “conciliare tradizione e innovazione”. E, con il tema della rigenerazione e del rapporto tra uomo e territorio la proposta è quella “di dimostrare insieme che è possibile costruire progetti su larga scala senza rovinare il territorio”.
“Il nostro sito espositivo sarà innovativo e completamente sostenibile”, ha parlato, specificando come ogni padiglione produrrà “energia pulita immettendola nella rete comune”.
Il tutto all’insegna di una collaborazione duratura tra i paesi partecipanti. “Proponiamo che le Nazioni lavorino insieme su progetti concreti fino al 2030, per dimostrare come la comunità internazionale può crescere lavorando insieme nell’interesse collettivo”, ha proseguito la presidente del Consiglio.
Ma ci sarà anche un poi. Finita l’esposizione i padiglioni “rimarranno a disposizione di tutte le Nazioni che ne faranno richiesta, per consentire loro di mantenere una propria rappresentazione, di istituire centri di ricerca e tecnologia, di conservare uno spiraglio di dialogo”.
“La nostra eredità, l’eredità dell’Esposizione Universale in Italia, mira a costruire un percorso di progresso per la comunità internazionale; per mostrare che i nostri obiettivi per il millennio possono essere raggiunti, che non sono solo parole e che il rapporto tra le persone e il loro ambiente può essere davvero migliorato lavorando insieme”. “Scegliere di ospitare l’Expo 2030 a Roma significa scegliere tutto questo”, ha concluso. “Scegliete Roma. Portiamo insieme la storia nel futuro”.
Il monito di Gualtieri sui diritti
Via Twitter a puntare sull’unità nazionale attorno alla candidatura di Roma anche il sindaco Gualtieri. Che ha colto l’occasione per dire la sua in particolare sulla candidatura saudita. Chiamando in causa anche temi politici e civili.
“Il momento di scegliere è adesso: se si vuole una Expo in un paese che rispetta la libertà di stampa, i diritti del lavoro”, ha detto, ricordando la firma di un protocollo con i sindacati per garantire sicurezza e condizioni di lavoro dignitose, rispettando gli orientamenti religiosi, sessuali, senza discriminare nessuno.
“Ora si entra in un partita diplomatica per il sostegno, dove i paesi stanno investendo anche molto pesantemente ma il nostro metodo non è quello di una Expo che si compra, ma che si motiva sulla base della qualità del progetto e del fatto che Roma diventa una città al servizio di tutti i paesi che possono dare il meglio di se stessi”, ha rimarcato.











