Gannett porta Google in tribunale: monopolizza la pubblicità digitale

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L’accusa del più grande editore di giornali americani

Si apre un nuovo fronte legale per Google. A puntare il dito contro Big G questa volta non sono la politica o le autorità antitrust, ma Gannett, il più grande editore di giornali americani. Nel mirino sempre il ruolo di peso che il gigante della Silicon Valley svolge nel mercato della pubblicità digitale.

Monopolio e conflitto di interessi

Senza mezzi termini il gruppo, editore di oltre 200 testate, tra cui Usa Today, ha parlato di monopolio della tecnologia pubblicitaria da parte di Google che controlla gli strumenti utilizzati per la vendita e l’acquisto deglle inserzioni. (ha accusato di monopolio del mercato pubblicitario attraverso il controllo degli strumenti utilizzati per la vendita e l…)

Una situazione che costringe gli editori a vendere al ribasso, con “entrate drammaticamente inferiori” a cui fanno da contraltare “profitti esorbitanti” per Google. Giusto per avere un’idea della portata, solo nel 2022 le entrate pubblicitarie sono state pari a 224,5 miliardi di dollari, pari all’80% dei ricavi di Alphabet.
“La pubblicità digitale è linfa vitale dell’economia online”, le parole di Mike Reed, ad del gruppo Gannett, scritte proprio su Usa Today. “Senza una concorrenza leale e libera nel mercato pubblicitario digitale, gli editori non possono investire nelle loro redazioni”.

Da Gannett affermazioni “sbagliate” la replica

La replica di Google è arrivata per bocca di Dan Taylor, vicepresidente della divisione Ads che ha definito l’accusa “semplicemente sbagliata”.
Dal suo punto di vista gli editori hanno molte opzioni per scegliere come monetizzare gli spazi pubblicitari. La preminenza di Google dipende dal fatto che i suoi servizi sono migliori.

Soto accusa in Ue e Usa

L’attacco di Gannett arriva a qualche giorno di distanza dalla richiesta avanzata dall’antitrust europea a Google di vendere i suoi assett pubblicitari.
Non è certo più tranquilla la situazione in America, dove Google è al centro di vari contenzionsi, con il dipartimento di Giustizia e diversi stati federali.