Federico Silvestri (foto LaPresse)

TER non accoglie la diffida RAI: dati pubblicati il 3 luglio. RAI: pronto ricorso

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Il Tavolo Editori Radio, la società partecipata (direttamente o indirettamente) dagli editori radiofonici italiani, non ha accolto, nella sessione odierna del CdA, la diffida di RAI a non pubblicare i dati (di RAI) relativi al primo semestre 2023 ed ha confermato la pubblicazione per il 3 luglio.

E’ quanto riporta il ben informato Newsline.it. Per conto proprio, RAI ha confermato a questo periodico la volontà (da noi anticipata settimana scorsa come ipotesi) di ricorrere al giudice civile ex art. 700 cpc per ottenere un provvedimento d’urgenza che blocchi la pubblicazione del 1° semestre 2023.

Inibitoria da intendersi come oscuramento del proprio dato e non già come la rilevazione nel suo complesso (circostanza che avrebbe pregiudicato i terzi, evidentemente).

La vicenda

Una società, il TER, peraltro, al centro dell’attenzione da parte di Agcom, che ne ha sollecitato la trasformazione da MOC (Media Owner Committee, in quanto partecipata solo dai rilevati stessi) a JIC (Joint Industry Committee, cioè partecipata trasversalmente da tutti gli attori del mercato di riferimento, quindi anche i pubblicitari) e dagli editori radiofonici locali, che, pur rilevati, non si sentono adeguatamente considerati e rappresentati.

Tutto è iniziato con le dichiarazioni di Roberto Sergio, quando era direttore di Radio RAI, circa l’inadeguatezza dell’impiego del metodo CATI, rilevazione basata su interviste telefoniche a campione. Posizione rimasta inalterata col la nomina di Sergio ad amministratore delegato di RAI ed il passaggio del testimone alla direzione radiofonica a Flavio Mucciante.

Indi, il passaggio, dichiarato pubblicamente su NL, da mera ipotesi a decisione ratificata di abbandonare una ricerca in cui RAI non crede più.

Ter per bocca del presidente, risponde (sempre a NL) che “non c’è nessun criterio oggettivo che ci porta a ritenere che ci sia stata alcun tipo di influenza sull’attuale indagine”. Posizione sfociata il 26 giugno nella decisione del TER di respingere la richiesta della RAI di sospendere l’uscita dei propri dati e fissare l’uscita degli ascolti al 3 luglio.