L’aria che tira sui giornali. Putin, del domani non c’è certezza

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“Voglio ringraziare voi, difensori della patria che in un momento così difficile per il paese avete frapposto i vostri corpi a un ammutinamento il cui risultato sarebbe stato il caos”. E’ tarda mattinata e il corrispondente da Mosca del Corriere della sera non solo registra parola per parola il discorso pronunciato con tono quasi commosso da Putin, ma descrive anche ogni dettaglio della pomposa cerimonia che si sta svolgendo nella piazza al centro del Cremlino, dove nel settimo secolo fu incoronato zar Ivan (il Terribile) e poi tutti i suoi successori.
Non è un caso che ad ascoltare sull’attenti il patriottico discorso del nuovo zar vi sia non solo una folta rappresentanza dell’armata rossa, ma anche esponenti di primo piano di tutti gi altri apparati dello Stato, compresi quelli dell’ex Kgb, i potenti servizi di sicurezza e di controspionaggio che dovrebbero aver contribuito – ma in che misura non si sa – a sventare il golpe che però, per Putin, è stato solo “ammutinamento”.

E Prigozhin, il macellaio della Wagner, che fine ha fatto? I cronisti, mancando altre fonti, si limitano a registrare le due righe diffuse dal Cremlino secondo le quali sarebbe “sinceramente pentito” del suo inconsulto gesto e trasferito, per il
momento, in un albergo che si trova in Bielorussia, anche se la stanza che gli è stata messa a disposizione “è priva di
finestre”. Un virgolettato non da poco che il Cremlino ha tenuto a sottolineare.
E i 25 mila e rotti mercenari della disciolta Wagner che fine hanno fatto? Per il momento è mistero, anche se l’ipotesi più probabile è che solo parte di essi abbia accettato “l’invito” a rientrare nei ranghi dell’armata rossa.

La lettura dei giornali di oggi non aiuta a comprendere come potrà davvero andare a finire questa putiniana vicenda. E’ finito tutto – come sostiene il patriottico zar – a tarallucci e vino o siamo solo al primo capitolo di un romanzo che potrebbe riservare altre sorprese? Chi scrive non ha una risposta, ma penso che non ce l’abbia nemmeno la Cia.
Il fatto certo è che, d’ora in avanti, Putin non dormirà sonni tranquilli perché – altro che Wagner – sono in molti, in
Russia e altrove, a continuare a chiedere la sua testa.