Maxxi. Bufera su Sgarbi “sessista e volgare”. Sangiuliano: turpiloquio inammissibile. Giuli si scusa

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Il caso Maxxi è ancora ‘caldo’. E la giornata politica di ieri si apre con le puntualizzazioni del ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano, e si chiude con le scuse e le spiegazioni di Alessandro Giuli, presidente del museo finito nel tritacarne dei media per i video sull’evento di apertura dell’Estate al Maxxi lo scorso 22 giugno, una conversazione tra Morgan e il sottosegretario Vittorio Sgarbi, presente Giuli; e per la lettera di una parte dei 44 dipendenti del sito museale che chiedevano al presidente di stigmatizzare pubblicamente l’accaduto, pur rinnovandogli la fiducia.


“Sono da sempre e categoricamente lontano da manifestazioni sessiste e dal turpiloquio, che giudico sempre e in ogni contesto inammissibili e ancor più in un luogo di cultura e da parte di chi rappresenta le Istituzioni. Il rispetto per le donne è una costante della mia vita. Per me essere conservatori significa avere una sostanza, uno stile e anche un’estetica di comportamento”, scrive Sangiuliano, affidando a una nota le sue considerazioni.
“La libertà di manifestazione del pensiero deve essere sempre massima e garantita a tutti, ma trova il suo limite nel rispetto delle persone – aggiunge – anche le forme dell’espressione non devono mai ledere la dignità altrui. Le istituzioni culturali, e so che Alessandro Giuli è d’accordo con me, devono essere aperte e plurali ma lontane ma lontane da ogni forma di volgarità. Chi le rappresenta deve mantenere un rigore più alto di altri”.


I dipendenti del Maxxi, a loro volta, diffondono una seconda lettera, questa volta firmata da tutti, datata 28 giugno, e sempre indirizzata a Giuli. “Gentile presidente, ci teniamo a precisare che in nessun modo le nostre parole erano intese come atto di sfiducia nei confronti della Presidenza della Fondazione – esplicitano – piuttosto erano volte a consolidare il dialogo costruttivo e aperto. Nel rinnovarle la piena fiducia, cogliamo l’occasione per ringraziarla del confronto e del tempo che ci ha dedicato”.

Ma l’opposizione non ha intenzione di demordere sulla questione delle dimissioni di Sgarbi. Le sue parole “sono inaccettabili e gravissime, segno di una regressione culturale preoccupante. Non bastano le parole del ministro Sangiuliano: non si può usare una grande istituzione culturale come platea per uno spettacolo indecoroso e offensivo delle lavoratrici e di tutte le donne. Chiediamo provvedimenti convinti che anche la premier Meloni non può restare indifferente. Non è stata una goliardata, ma un episodio grave per linguaggio, tono e contenuto”, picchia duro Chiara Braga, capogruppo Pd alla Camera.

E il MoVimento 5 stelle torna a chiedere le dimissioni del sottosegretario. Da Sangiuliano parole “apprezzabili”, dicono gli esponenti pentastellati in commissione Cultura alla Camera e al Senato, invitando il ministro a “trarre le conseguenze. Se a suo dire in nome di una interpretazione distorta della libertà di espressione, Sgarbi avrebbe leso la libertà delle persone, allora deve dimettersi da sottosegretario. Prenda carta e penna e scriva una lettera a Sgarbi per chiederne le dimissioni. Dimostri di avere senso delle istituzioni e di non lasciare che le parole se le porti via il vento”.


Bonelli (AVS), decide di citare il sottosegretario in giudizio. Stigmatizzando “il silenzio della presidente Meloni sui suoi ministri e sottosegretari, come Santanchè e Sgarbi”, sottolinea che “il sottosegretario alla Cultura ha detto che avrei stuprato l’Italia. Io ho dato mandato di citare in giudizio presso il tribunale civile”.

“Non passa settimana che le sinistre non chiedano le dimissioni di qualcuno. Montaruli, Delmastro, Donzelli, Santanchè, Sgarbi. Al di la’ dell’evidente carenza di argomenti, vien da chiedersi: un’opposizione così monotematica è un bene per la qualità della democrazia?”, risponde a stretto giro Tullio Ferrante, deputato di Forza Italia e sottosegretario alle Infrastrutture.


Poi le scuse di Giuli, via Tg1:”Non ho alcuna difficoltà a dirmi rammaricato e a chiedere scusa anche alle dipendenti e ai dipendenti del Maxxi, con i quali fin dall’inizio ho condiviso questo disagio. Scuse che il Maxxi fa a se stesso innazitutto, e a tutte le persone che si sono sentite legittimamente offese da una serata che doveva andare su un altro binario”.

Quello che è accaduto, “non me lo aspettavo – ricostruisce – tutto nasceva da presupposti diversi. Doveva essere una libera e mite conversazione tra un artista e un sottosegretario, ma ha preso una piega diversa di fronte alla quale io, per quanto possibile, ho cercato di contenere gli esiti”. Il presidente del museo sottoscrive “convintamente e completamente le osservazioni del ministro Sangiuliano, e cioè il turpiloquio e il sessismo non possono avere diritto di cittadinanza nel discorso pubblico e in particolare nei luoghi della cultura”.