Rai in guerra con Ter: metodo non accettabile, danni alla credibilità del mezzo

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Respinto ricorso sulla pubblicazione dei dati del primo semestre

Nel giorno in cui sono attesi i nuovi dati di ascolto Ter del primo semestre 2023, Rai comunica ufficialmente il recesso dalla società di rilevazione che dal 2016 produce la rilevazione. S

La decisione del gruppo di Viale Mazzini – che si dice determinato ad “attivare tutte le azioni, in ogni sede, a tutela dell’azienda di servizio pubblico” – non è certo un fulmine a ciel sereno avendo espresso negli ultimi anni importanti critiche da parte del direttore della radiofonia pubblica, Roberto Sergio, oggi amministratore delegato del gruppo.

Ter-Tavolo Editori Radiofonici, lo ricordiamo, a differenza di molti altri sistemi di rilevazione delle audience strutturati come Jic (Joint Industry Committeeè), è un Moc (Media Owner Committees) nel quale sono rappresentate solo radio e organizzazioni di radio iscritte e non il mercato nel suo complesso. Rai Radio, oggi guidata dal vicedirettore vicario Flavio Mucciante, ha sempre indicato come riferimento il modello Jic che oltre ai radiofonici coinvolge anche i rappresentanti del comparto pubblicitario.

L’uscita di Rai Radio è uno scossone che mette a dura prova la tenuta della compagine che fa capo a Ter. Vedremo se altri seguiranno le orme del gruppo di Viale Mazzini.

“In questi anni, più volte, Rai ha avuto modo di costatare numerose criticità metodologiche, chiedendo a Ter, sia in sede di Tavolo tecnico che in Consiglio di amministrazione gli opportuni interventi al fine di migliorare l’affidabilità dei dati di ascolto radiofonici e offrire al mercato dati completi e tempestivi. A fronte della indisponibilità del board di Ter di apportare modifiche all’impianto metodologico e costatando che anche i numerosi inviti di Agcom siano rimasti negli anni disattesi, Rai – ravvisata la ormai cronica inadeguatezza delle attuali modalità di rilevazione sotto il profilo tecnico-metodologico – ha ritenuto necessario, al fine di tutelare gli investitori, gli ascoltatori e gli interesse della stessa Società, l’esercizio dell’immediato recesso da Ter Srl, segnalando all’Agcom tale situazione di mercato e promuovendo un ricorso d’urgenza innanzi al Tribunale civile di Milano per inibire la pubblicazione dei dati derivanti dalle rilevazioni per il primo semestre 2023 relativi alle emittenti Rai”.

Tavolo di lavoro con Una e Upa

“Consapevoli del ruolo del servizio pubblico e a tutela dell’intero mercato radiofonico nazionale Rai ha contestualmente rappresentato alle associazioni degli investitori di pubblicità e delle aziende della comunicazione (Upa e Una) la disponibilità a promuovere l’apertura di un nuovo tavolo di lavoro con tutti i player del settore radiofonico nell’ambito del quale tali soggetti possano svolgere, oltre che un ruolo propulsivo, anche un indispensabile presidio di garanzia e tutela di tutte le componenti del mercato e del migliore funzionamento delle metriche di rilevazione dei dati d’ascolto”.

“Come più volte evidenziato, alla base dei rilievi da parte di Rai nei confronti della ricerca Ter vi sono gravi carenze dal punto di vista tecnico – in particolar modo relativamente al fatto che la ricerca sia ancora condotta esclusivamente tramite lunghe interviste telefoniche – e dal punto di vista della governance che, come più volte chiesto anche da Agcom, non prevede la presenza delle imprese del settore pubblicitario e le relative associazioni (Upa-Utenti Pubblicità Associati e Una- Aziende della Comunicazione Unite). A tale contesto di criticità, negli ultimi mesi, si è innestata una recente pratica commerciale volta a sollecitare gli utenti a riscontrare le interviste telefoniche sulle abitudini di consumo radiofonico mediante un richiamo all’emittente radiofonica preferita, in taluni casi anche indipendentemente dal suo effettivo ascolto che ha definitivamente minato l’autorevolezza e la credibilità dell’intera ricerca, rendendo ancor più evidenti tutti i limiti metodologici della stessa. Una modalità metodologicamente non corretta – conclude Viale Mazzini – che l’azienda Rai non può perseguire, proprio per la sua natura di servizio pubblico.

Il commento al vetriolo di Mucciante

“Oltre due milioni e mezzo di ascoltatori in più in un solo semestre e una crescita per alcune emittenti, nel quarto d’ora medio (il riferimento per le campagne pubblicitarie) anche superiore al 70 per cento. Quale credibilità possono avere dati come questi?”. Così il vice direttore di Radio Rai Flavio Mucciante commenta la decisione del Tavolo editori di pubblicare anche i dati delle reti radiofoniche della Rai, nonostante il ricorso dell’azienda, che ne aveva chiesta la sospensione., contestando l’ attendibilità della metodologia e pesanti distorsioni nell’indagine, a causa di continue e aggressive campagne autopromozionali da parte di tutte le emittenti commerciali.
“E’ una pagina triste per il mondo della radio- afferma Mucciante- l’arroganza di TER rischia di provocare gravi danni alla credibilità del mezzo e pesanti riflessi negativi sugli equilibri del mercato pubblicitario”. Del resto,
l’epilogo di questi giorni con l’uscita della Rai da TER è il risultato di anni di sollecitazioni inascoltate.
“Tutte le indicazioni di AGCOM – commenta il vice direttore di Radio Rai-sono rimaste lettera morta: dalla governance (che esclude pubblicitari e inserzionisti) alla metodologia (interviste telefoniche basate sul ricordo), fino all’uso di pratiche scorrette, emerso negli ultimi mesi con martellanti campagne per invitare gli ascoltatori a votare la propria emittente”.
“Le distorsioni provocate -secondo Mucciante -sono evidenti: l’aumento esponenziale della platea di ascoltatori e soprattutto le oscillazioni nella rilevazione del quarto d’ora, tra il 40 e il 70 per cento in pochi mesi, sono dati inverosimili, che si riflettono su pianificazione delle campagne pubblicitarie e costo degli spazi, inquinando il mercato. Uno scenario con zone d’ombra, che la Rai non può avallare in alcun modo”.