Sam Altman (Foto Ansa)

OpenAI pensa alla prossima AI e crea un team per gestire i rischi

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Mentre la società madre pensa ai prossimi sviluppi, dopo il boom iniziaile rallentano i numeri di ChatGpt

Dopo l’interesse iniziale, sembra che il clamore intorno a ChatGpt stia scemando a poco a poco.
I dati del servizio di analisi Similarweb, segnala Ansa, hanno rilevato che in un mese gli accessi all’intelligenza artificiale di OpenAI sono diminuiti del 9,7%, mentre si riducono del 5,7% gli utenti unici del chatbot. In pratica, quasi 6 persone su 100 non usano più la piattaforma.
Scende anche il tempo medio speso su ChatGpt, nella sua declinazione web, -8,5%.

Lo stop dopo i numeri record

I numeri in calo potrebbero essere un segnale che l’app – dopo il boom da 100 milioni di utenti attivi a gennaio – sta tornando ad essere una tecnologia per lo più indirizzata a sviluppatori e professionisti piuttosto che alla massa.
Non solo, per gli analisti, il recente rallentamento della crescita potrebbe permettere a OpenAI di fiatare e controllare meglio i costi associati a ChatGpt che, come affermato in precedenza dall’ad Sam Altman, sono “esorbitanti”.

Un team sui rischi dell’AI

La società comunque sta già pensando alla prossima generazione dell’Ai generativa, conosciuta con il suffisso ‘Agi’, ossia Artificial General Intelligence. La tecnologia, si dice, potrebbe superare l’uomo in molte attività e dunque rischiare di scatenare ancora di più l’opinione pubblica e i governi sui possibili effetti deleteri per la società.

Volendo anticipare tale scenario, OpenAi ha confermato la nascita del team ‘Superalignment’, dedicato alla gestione dei rischi legati alle AI “superintelligenti”. Il gruppo sarà co-guidato dai ricercatori Ilya Sutskever e Jan Leike.
L’azienda dedicherà il 20% delle sue risorse all’iniziativa.

“La superintelligenza sembra lontana ma pensiamo che possa diventare realtà già in questo decennio – spiegano da OpenAI – un potere enorme, che potrebbero risolvere problemi globali ma anche portare alla sottomissione dell’umanità o addirittura alla sua estinzione”.
Il fine è quello di realizzare un sistema, gestito dall’uomo, che indirizzi l’IA su binari etici e condivisi, allineandola costantemente e in maniera automatica, mentre si sviluppano nuove tecnologie.