Corsini, direttore approfondimento Rai, il vero problema esploso con il caso Facci

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Un ruolo che tra i primi doveri ha quello di conoscere carattere, tic e vanità dei collaboratori da ingaggiare

Chi ha portato Filippo Facci alla Rai affidandogli una striscia quotidiana su Rai2? Facci il giornalista che sabato ha scritto su Libero a proposito della vittima del presunto caso di violenza sessuale di cui è accusato Leonardo Apache La Russa: “… ragazza di 22 anni era indubbiamente fatta di cocaina prima di essere fatta anche da Leonardo Apache La Russa”, scatenando reazioni da tutti i fronti e risvegliando anche il Pd, troppo dormiente sulla Rai.

Il dirigente temerario è Paolo Corsini, direttore del Genere Approfondimento dalle nomine del 25 maggio, giornalista  della squadra dei cosiddetti meloniani, da anni in Rai e prima vice all’Approfondimento con Antonio Di Bella, adesso in pensione. Finora era vissuto tranquillamente nell’ombra, ma appena ha avuto potere decisionale Corsini ha dimostrato di non essere in grado di ricoprire il ruolo che gli è stato affidato, in cui la conoscenza dei professionisti che si ingaggiano, con tutti i rischi legati ai loro comportamenti e tic politici, è alla base del lavoro di una direzione che gestisce una quarantina di programmi. 

La bomba Facci è scoppiata ancora prima di quanto ci si aspettasse. E le reazioni del giornalista confermano che non ha capito cosa vuol dire far parte di un’azienda del servizio pubblico. “Riscriverei quella frase? No, perché conta un solo fatto: che la frase non ha portato niente di buono e che ha fatto malintendere un intero articolo. La professionalità innanzitutto, l’orgoglio personale poi — ha detto Facci —. La sconfitta professionale consiste tipicamente nell’illudersi che abbiano cognizione di causa prima di attribuirti odiosi reati: che insomma non ti trasformeranno in carne da cannone”. Insomma il problema è il suo protagonismo, non gli effetti violenti di quello che ha scritto sulla vittima in questione e sull’opinione pubblica per cui una ragazza fatta di coca deve mettere in conto il rischio di essere violentata.

Adesso tocca all’ad Roberto Sergio risolvere il caso Facci, un rapporto che promette di suscitare problemi ogni giorno che andrà in onda e quando scriverà su Libero.
Da una parte Sergio sa di dover evitare alla Rai il rischio di una minaccia perpetua, per cui dunque sarebbe saggio non sottoscrivere il contratto ancora aperto, dall’altra c’è da tenere conto delle reazioni della destra che sui casi di Leonardo Apache e della ministra Santanchè sta dimostrando una totale mancanza di etica, di senso delle istituzioni, in preda solo a istinti di difesa tribali.

Una scelta difficile da prendere perché il rischio non riguarda solo Facci, ma tutti i collaboratori più rampanti della Rai che imperversano su blog, social e giornali, ormai una nube foriera di tempeste fissa su Viale Mazzini.

La prima scelta fondamentale da fare sarebbe trovare un nuovo direttore dell’Approfondimento al posto del superficiale Corsini, che, con il caso Facci ha dimostrato di non essere adatto a uno dei ruoli più delicati alla Rai (basta chiederlo a Di Bella e a Mario Orfeo che l’hanno preceduto).
Sarà interessante vedere come si comporterà il consiglio di amministrazione di cui finora si è sentita solo l’opinione scandalizzata di Francesca Bria via Twitter. Cda che in questo caso potrebbe avere voce in capitolo.

Qui di seguito pubblichiamo l’articolo di Facci, pubblicato su Libero l’8 luglio, dal titolo ‘Il presidente del Senato difende Leonardo Apache – Cosa si sa delle accuse a La Russa Jr.”

“Il presunto stupratore e la presunta stuprata potrebbero aver detto entrambi la verità o essere convinti di averla detta, ricordata o ricostruita: poi una potrà suonare più attendibile dell’altra, certo. Ma in generale è per questo che i giudici rifuggono le violenze sessuali vere o presunte: perché la sofisticate scienze forensi non impediscono che alla fine si scontri una parola contro l’altra, e che, nel caso, risulterà che una ragazza di 22 anni era indubbiamente fatta di cocaina prima di essere fatta anche da Leonardo Apache La Russa (una famiglia, una tribù) e che perciò ogni racconto di lei sarà reso equivoco dalla polvere presa prima di entrare in discoteca, prima di chiedere all’amica «sono stata drogata?» anche se lo era già di suo. Il resto è un confronto epocale tra maschio e femmina che la Costituzione mette sullo stesso piano, ma la giurisprudenza, ultimamente, un po’ meno. Restano dettagli off the records , tipo che la denuncia era su un giornale prima ancora di essere nella disponibilità cartacea dell’accusato, e che il racconto di lei, per emblematico che sia, sembra un format da movida milanese: il ricordo, quello vivido, è solo di aver bevuto due drink con un ragazzo e poi di essersi svegliata nel letto di lui l’indomani a mezzogiorno; quella che sta in mezzo è l’auto-ricostruzione mnemonica di una 22enne fondata su «sensazioni», in grado, in ogni caso, di finire sulla prima pagina del più diffuso quotidiano nazionale. Poi è vero, tra il fatto e la denuncia sono passati quaranta giorni – l’ha fatto notare Ignazio La Russa, nel ruolo di padre – ma per la nostra giurisprudenza significa poco: è lo stesso genere di perplessità, pur istintiva, che aveva avuto Beppe Grillo nello scagliarsi contro l’accusatrice di suo figlio Ciro, la quale aveva denunciato uno stupro dopo più di una settimana, solo una volta tornata a Milano, solo prima di proseguire la vacanza per un’altra settimana; le sentenze italiane però spiegano che uno stupro non implica comportamenti codificati, tipo rinunciare al prendersi un po’ di tempo per decidere se denunciare o no.

LA NORMALITÀ DEL MALE
I problemi sono altri. Uno è che, di mezzo, non c’è soltanto la millesima generazione sconosciuta e ultralight, svagata, lontana dai nostri tabù e dal gravoso concetto di «reato»: di mezzo c’è quella normalità del male che sono le droghe da discoteca di oggi – in continua evoluzione – e la scarsa conoscenza che spesso ne hanno giudici, periti e giornalisti; sul Corriere , ieri, c’era un elenco delle «nuove droghe» con una castroneria dietro l’altra: le benzodiazepine per dormire erano definite «droga dello stupro» (ma vale solo per il Rivotril, un antiepilettico, non certo per i diffusissimi Tavor, Xanax, Lexotan, Valium, En) con menzione d’onore per la star mediatica degli ultimi anni, il Ghb, un derivato aminoacidico presente nelle tabelle delle sostanze psicotrope da 22 anni e che è piuttosto difficile che «non faccia ricordare niente fino al giorno dopo» (amnesia anterograda) perché, nel caso, bisogna assumerne una tonnellata e finire in uno stato comatoso che è tipico dei vecchi anestetici. Nella tabella delle «droghe sintetiche» del Corriere non compare giustamente la cocaina (che non è sintetica) anche se è l’unica droga che di sicuro ha fatto la sua comparsa, visto che la ragazza l’ha assunta prima di entrare in discoteca – come appurato da un esame tossicologico fatto alla clinica Mangiagalli. Ma anche qui bisogna vedere, perché le sostanze da taglio della cocaina – che neppure i medi spacciatori conoscono – possono essere anfetaminiche o anestetiche, quindi avere effetti opposti e reattività diverse all’alcol, che pure, il Corriere , spiegava essere «la sostanza più spesso effettivamente correlata a casi di violenza sessuale». Dunque a seconda del tipo di cocaina – stiamo parlando di schifezze illegali, ricordiamolo – si avrà una reattività diversa con eventuali «droghe dello stupro», che pure, per ora, sono esistite soltanto nelle ricostruzioni mnemoniche fatte dalla ragazza: «Raccontami di ieri, sono stata drogata?» chiede lei all’amica, una volta svegliatasi nel letto di Apache La Russa, «penso ti abbia drogata», risponde l’amica. Ma l’unica certezza sarebbe stata questa: «Ti era drogata da sola, anzitutto».

LE DIVERGENZE
Il resto fa parte di una proiezione che non possiamo sapere quanto vera e quanto fantasticata: «Non mi ascoltavi, poi sei corsa via», le ha riferito ancora l’amica, «stavi benissimo fino a prima che ti portò il drink», le ha riferito ancora l’amica, prima di vederla baciare Leonardo La Russa in discoteca, altra certezza. Sappiamo che il giorno dopo lei fu «spaventata» e «presa dalla vergogna», e che, a suo dire, nel salutarla, Leonardo la «baciò contro la mia volontà», però lei non disse nulla «per paura». Il racconto di lui è più banale: lei venne spontaneamente a casa di lui, passarono la notte assieme e, a mezzogiorno del giorno dopo, si salutarono senza problemi. La banalità del bene. È pieno di vecchi film dove lui o lei si svegliano in letti sconosciuti, ricordando a malapena il proprio nome ma non che cosa abbiano fatto e con chi: nei vecchi film c’era sempre di mezzo una sbronza, e la verità la sapeva soltanto lo spettatore. Oggi invece si parla di Ghb, e la sgradevole sensazione è che la verità possa essere drogata e stuprata dalla politica”.
 

Le reazioni

Intanto gli attacchi vengono soprattutto dall’opposizione. Da Pd a M5s si commenta in termini di sessismo, misoginia, volgarità, disservizio pubblico, vergogna assoluta, bullismo verso la vittima, e dunque vittimizzazione secondaria e si chiede il parere di Meloni. Il deputato di Alleanza verdi e sinistra Angelo Bonelli annuncia una interrogazione alla commissione di Vigilanza Rai.

“La televisione pubblica non può essere affidata a chi fa affermazioni assolutamente sessiste” ha commentato la segretaria del Pd Elly Schlein a Metropolis, il web talk del gruppo Gedi. “Ma non penso sia un caso. C’è un comitato etico della Rai che deve occuparsene. Una persona che si esprime in quel modo non deve trovare spazio nella televisione pubblica”.

Vigilanza, Floridia e parlamentari PD chiedono un intervento

“Ci apprestiamo a lavorare sul nuovo contratto di servizio: sarebbe inutile, contraddittorio e soprattutto svilente parlare di inclusione, pari opportunità, lotta alla violenza di genere e al sessismo, se poi tutto questo possa anche solo correre il rischio di essere smentito nei fatti”, ha scritto a questo proposito la presidente della Vigilanza, Barbara Floridi.
“Il rispetto di determinati principi e valori è alla base della convivenza civile e del concetto stesso di servizio pubblico . prosegue. Al netto dell’attenzione che la Vigilanza dedicherà al caso, mi aspetto una presa di posizione seria e rigorosa dall’azienda”.

“Chiediamo alla Dirigenza Rai, alla luce delle dichiarazioni sessiste e discriminatorie a mezzo stampa del giornalista Filippo Facci, se ritenga ancora opportuno affidare una trasmissione televisiva al giornalista in questione, il cui comportamento è in aperta violazione e negazione delle responsabilità e dei compiti propri del servizio pubblico radiotelevisivo. Chiediamo inoltre se non sia opportuno interrompere ogni forma contrattuale e di collaborazione con Facci”. E’ quanto chiedono i parlamentari del Pd Graziano, Bakkali, Furlan, Nicita, Peluffo, Stumpo, Verducci della commissione di Vigilanza sulla Rai in una interrogazione all’amministratore delegato della Rai, Roberto Sergio. “Il caso di cronaca che vede coinvolto il figlio del Presidente del Senato La Russa – proseguono i parlamentari del Pd – per presunta violenza sessuale ai danni di una ragazza ha suscitato oggettivo sconcerto proprio per le argomentazioni utilizzate dal giornalista a difesa del ragazzo; frasi e argomentazioni discriminatorie nei confronti di una ragazza, già presunta vittima di stupro. Ancor più grave è che lo spazio dedicato al giornalista sarebbe la striscia quotidiana di 5 minuti prima del tg2 delle ore 13”, spiegano. “Il profilo del giornalista non è nuovo ad azioni e considerazioni che vanno ben oltre la provocazione intellettuale e che lo rendono non compatibile con il servizio pubblico, per questo chiediamo un intervento urgente della dirigenza Rai”, concludono i parlamentari dem.

Laganà: Facci in linea con valori etici azienda?

“All’indignazione e alle proteste devono seguire atti concreti. Ho quindi inviato ai vertici aziendali Rai una lettera formale chiedendo se, alla luce dei fatti recenti e pregressi, il collaboratore scelto è in linea con i valori etici e la mission del servizio pubblico”. A scriverlo su Twitter è il consigliere di amministrazione Rai Riccardo Laganà. La lettera all’azienda da parte di Laganà arriva in seguito alle polemiche scatenatesi dopo l’articolo di Filippo Facci su ‘Libero’ in merito alla vicenda delle accuse di violenza sessuale nei confronti del figlio di Ignazio La Russa, Leonardo Apache.

ODG, FNSI, USIGRAI, GIULIA

Ordine dei giornalisti, Fnsi, Usigrai e GiULiA giornaliste si riservano una denuncia al Consiglio di disciplina dell’Ordine dei giornalisti di Milano sottolineando totale insensibilità: “Le leggi, le norme deontologiche, il Manifesto di Venezia. Ma prima di tutto il principio di umanità e di rispetto primario verso le persone, rendono intollerabile quanto scritto da Filippo Facci sulla violenza denunciata a Milano da una ragazza di 22 anni e non è schermo il fatto che la denuncia della giovane si sia trasformata in un caso politico, come se questo consentisse l’oltraggio verso la querelante”.
E lo stesso presidente Fnsi Vincenzo di Trapani è intervenuto: “Il linguaggio usato da Filippo Facci è incompatibile con la Rai Servizio Pubblico”.